Everette E Dennis.

Media debates : issues in mass communication online

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^EUNIVERSirv



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lETTlRE E SCRITTI INEDITI
DI PIETRO M DI AUSSANDRO VERRI



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Pablicato il 15 di maggio iel 1881.



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Giuseppe lilieiio luivcL:.

R O V I G O

LBTTBRE E SCMTTI INDITI



DI




1



AHKOTiTIIPCBLiaTI



DOTTOR CARLO CASATI



VOLUME QUARTO.




MILANO
GIUSEPPE GALLI, EDITORE-LIBRAJO

GMIeria Vittorio Emanuele 17 e 80.
1881.



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8S8



PROPRIETY LBTTERARIA



Milaoo * Tipografla Sociale - Via Marino, 3.



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CONTINUAZIONE DELLE LETTERE

di Fietro Verri ad Jlario Corte a Vienzia
1768' t769.



XIII.



llilano, 16 gennaio, 1769.

L'altro jeri 6 successo un discorso ch'io voglio ri-
ferire a vostra signoria illustrissima per sua buona
regola. Un certo Maggi, che sta ai fianchi delFabate
Castelli, s'6 avvenuto a discorrere col nostro one-
sto amico Lambertenghi: il soggetto era sulla ri-
forma dalle stampe dell' ultimo dispaccio e sulle
incombenze dell'abate Castelli. II Maggi disse adun-
que che I'abate aveva questa commissione interi-
nalmente, e che doveva passare ad altro soggetta
ben noto al signer Lariibertenghi. Egli protestd di
non sapere nulla^ come era infatti ; il Maggi dubitd
per qualche tempo che Tamico facesse il misterioso,
poi, convinto deU'ingenuitA di lui : eliene, disse, non
sa lei che questo e un intrigo tutto del signor segre-
tario Corte? Egli avri quesf officio. In seguito ha

Vol. IV. 1



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— 2 -

lasciato travedere che Castelli 6 malcontento, che
ha delle istanze per andarsene a Livorno sua pa-
tria, ecc. ecc, Lambertenghi me lo ha riferito, e
siamo d'accordo di fame rapporto a lei per saa re-
gola. lo credo tutto questo in realta un sogno ; ma
veda vostra signoria iliustrissima che quelli che ha
creduti amici sognano assai male. Castelli 6 un uomo
incorrotto, 6 un uomo che non inganneri nessuno con
una simulata amicizia ; ma, lo direi in faccia sua, e
uomo troppo ferreo e dispotico nel comandare e
troppo poco illuminato nelle materie della pubblica
abbondanza. Ha adottate le opinioni dei vincoli, ri-
cusa un esame imparziale, non ha in mente altro che
stringere e comandare, e mi pare un cocchiere che
non sa far andare i piii bravi poledri che con fru-
state che scorticano la pelle. Al di d'oggi i rigori
sono tali che non si lascia uscire un somarello che
porti grano o riso, e tutti i subordinati della Ferma
sono incaricati di rappresagliare, mentre il grano 6
a 28 lire per adequato. II fatto sta che I'abate non 6
niente suo amico, lo ripeto, e non 6 sperabile nem-
meno il ricondurlo, perch6 e uomo immutabile nelle
opinioni. Le serva d'avviso.

lo sono appassionato per il signer consigliere Sper-
gesse ; nel mio stile yi traspare qualche imbarazzo,
cid naturalmente deve accadere scrivendo ad un su-
periore che non si 6 conosciuto di figura; non fa
nulla questo, il tempo e i fatti anderaino sempre
piu provandogli questa yeriti, ch'io sono un uomo



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lontano da mire private, onesto, amante del bene,
grato eternamente a lui, e che ^ma la gloria del
suo ministero. Quando io sono in dubbio, o d'abu-
sare della parzialitd d'un mio protettore, o di parere
alii occhi suoi troppo circospetto, io sdeglierd sem-
pre il secondo male, ed il signor segretario, mio
caro amico, farebbe Io stesso. Sa lei quanti oggetti
ho presenti quand*ho la penna in mano per scri-
vere al signor consigliere? Temo che si aprano le
mie lettere alia Posta. Temo che qualche volta il
mio fuoco naturale mi faccia sospettare animosity
contro qualche persona. Son tante le persone che
sanno mascherare zelo e disinteresse, che 6 una si-
tuazione dilicata assai quella di avere e Tuno e Tal-
tro, e non essere mai sospettato e confuso con chi
li Simula. II tempo e Y abitudine mi diminuiranno
quest'imbarazzo. Ma sarebbe un bene se potessi avere
una strada sicura, perchS n6 le sue lettere, n6 le
mie fossero esposte alle inquisizioni della Posta.

11 Magistrato camerale spedir^ fra pochi giorni
il suo piano d'annona. Si pud ben imaginare come
sia fatto; mi pare di vederlo. Si loder^ la libertA
e si rifiuteri, dicendo che non conviene al nostro
paese. Su di cid voglio sfogarmi anco una volta, e
scriverd al signor consijgliere, non per altro fine,
che per consegnare nelle mani sue tutto quello che
ho pensato su questo soggetto, acciocchd trovandovi
qualche cosa di opportuno abbia il materiale pronto
al bisogno. Non vi sarebbe che un solo tentative



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— 4 —
da farsi dopo aver sentito due Tribunali, ed 6 de-
putare una Commissione a fare il progetto. Lam-
bertenghi 6 uomo illuminato in questa materia. H
signer consigliere Neny sta per la liberty del com-
mercio dei ^rani. Mi vien detto che tale sia il pa-
rere del signer consultore de Sylva, ma rion lo sa
di sicuro. Non credo che fra tutte le persone im-
piegate ve ne sia un altro. Capisco che la cosa non
6 naturale. Forse il meglio sari il non fame nulla
per ora, temporeggiare e lasciare che si stampi su
questa materia per illuminare un poco la Nazione
e disporla a ricever bene una novitA benefica. lo
credo che forse converrebbe stampare la mia scrit-
tura con poche mutazioni, e parimenti quella di
Lambertenghi, il quale presentemente 6 per la li-
berty intera, convinto che ogni modificazione delFot-
timo 6 un male. Trasmetterd al signor consigliere,
contemporaneamente alia spedizione della Consulta
del Magistrate, quello che ho da aggiungere su que-
sta importante materia Questi nostri due Tribunali,
se fossero meno oscuri in Europa, passerebbero per
Goti e Vandali. II Parlamento del Delfinato ha con-
sultato il re in modo che 6 un capo d'opera la ri-
mostranza; cid accade perchS da molti anni nella
Prancia si stampa; e speroche se nella esecuzione
non si delude la provvida disposizione sovrana, lo
stesso accadri anche da noi, che in fondo non man-
chiamo d'energia, di mente, e anche d'un fondo di
cuore, ma guasto e corrotto dalle opinioni ereditate.



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— 5 —

Aspetto il riscontro sulla mia dipendenza dal Ma-
gistrate. Pinisco col la mia solita forma. 3£io intimo
cd incomparabile amico, o non parta mai da Vienna?
o parta coperto d'armi difensive, poich^ intorno ii
centro dell' autorit^ n6 lei, n6 io abbiamo qui un
^mico. Sono etemamente 11 suo, ecc.

PS. Eicevo la stimatissima sua del 10 corrente.
Eseguird puntualmente quanto mi si impone. Le
Gride sono gik pubblicate sino dal principiare del
mese, nei termini di dipendenza dal Magistrate, il
che prova bastantemente che dalla parte mia non
V e stata un'ombra di renitenza, giacch6 era in mia
mano il sospenderne la pubblicazione sino al riscon-
tro. Capisco la ragione di cosi fare, ne sono per-
suaso, e farei altrettanto io pure se fossi costi. Mi
giunge nuovo quel ch'ella mi dice, che dal ministro
plenipotenziario si scriva con bonti a mio riguardo,
e mi spiace nelFultima mia al signer consigliere di
aver toccato un tasto sulla dimenticanza, in cui mi
ha sempre lasciato nelli aifari della Perma. Ho scritto
la verity cid nonostante, n4 Tho scritta per altro
che perch6 credo utile al servigio della Padrona il
fare altrimenti. Eendo nuove grazie per tanti e tanti
favori. Mi avverta sempre con eguale liberty ed
amicizia. Sono eternamente il suo vero servitore ed
amico.



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6 —



XIV.

M llano, S3 gennaiOi 1769!.

(Biservata)

Jeri il signer Lettore Locatelli mi ha portato il
biglietto di lei, senza data. Corrispondo colla pre-
sente, e spero di aver incontrato nell*idea. NelFor-
dinario venture scriverd per le Eegalie. Sarebbe
bene che il signer consigliere desse una spinta per
determinare il Consiglio a procedere metodicamente
nelle Kedenzioni, ed unire le Kegalie del Ledigiana
gradatamente senza preporre a salti le Eegalie
sparse qua e Id; cosl verrebbe tolta egni odiesitd
di predileziene in noi, si risparmierd neirammini-
straziene per essere tutte unite, e si preparer^ il
mezze per passare alle riforme sestituendo un tri-
bute piu sicure e semplice a tante capricciese ga-
belle che paga il pepele. Su di cid ne he scritte al
signer censigliere diifusamente in data del 20 di-
cembre, ma una lettera di Sua Altezza a queste si-
gner ministre plenipetenziarie incamminerebbe Taf-
fare, che ie gik in parte he spinte. L'eccasiene di
aver gid redenta una parte ces\ cespicua delle Ee-
galie del Ledigiane perta a questa direziene.



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— 7 -
L'altro jeri con lettera di sua eccellenza il signer
ministro plenipotenziario vengo avvertito, nelVimme-
diato rapporto che V Amministrazione ha colla materia
camerale, di renders inteso il Governo di tutto queW
che pub aver relatione alV Amministraisione, Con que-
ste frasi mi pare ch*io non debba piii essere imme-
diatamente attore avanti il Magistrate; me le fard
spiegare. Sono con tutta Tanima eternamente il suo.



X7.



{Eiservata) (^'^^^ ^«W

fi bene sapere ancha le djcerie. Si era sparsa voce,
giorni sono, che il mio don Ilario fosse per essere
fatto segretario di Governo al luogo di Castelli nella
Giunta delli studii , purchd il marchese Colla rinun-
zii, ed ella vada al posto di lui. Certamente che se
subentrasse col suo dipartimento al marchese Colla,
sarebbe una buona nicchia, quando pure sia deciso,
il ritorno. II povero Colla h veramente logoro assai
e sopracaricato delli affari tutti della Ferma, delle
Eegalie e camerali. Mi era stato supposto che, il
signor consigliere La- Tour, pretendesse d'immi-
schiarsi nella Ferma come sostituito al conte Wil-
zeck, a cui piii per amicizia e riguardo alia bena-



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— 8 —
volenza del sigaor ministro plenipotenziario che per
diritto si comunicavano li affari, venendo eglisovente
la mattina alle nostre sessioni. Ho osservato il di-
spaccio che lo riguarda, e mi pare limitato preci-
samente alia visita e sessioni nel Consiglio, senza
nominarvi la Ferma. Tutte le cognizioni che pos-
sono apparecchiarlo a rendere la sua visita- profitte-
vole, volontieri gli saranno comunicate, ed 6 giusto;
ma siccome mi venne supposto ch'egli la prendesse
su un tono d'essere anch'egli delegato alia Ferma,
come porta la lettera del dispaccio di erezione del
Supremo Consiglio, cosi mi giova il prevenire il
mio don llario ad ogni buon fine. Forse tutta que-
sta supposizione non regge : ultroneamente 6 venuto
a dirmela Giambattista Gallarati che serve alia vi-
sita, ma nemmeno per questo la credo sicura. Sia
detto fra di noi; si 6 fatto bene a non toglfere a
monsieur La Tour la delegazione sui Forni, perche
bisognava darla ad un altro ; si 6 fatto bene a farlo
sedere in Consiglio e destinarlo alia visita, perch6
cosi si abolisce tacitamente questo Magistrate del-
Tabbondanza che io non repute niente un bene^,
esercitandosi coUa ferocia colla quale si 6 voluto
prendere. 11 Magistrate fa Tapologia delli errori
antichi suirannona, suUa quale quante prima veglio
sfogarmi col nostre pretettere benefice (1).



(1) Col titolo di protettore benefico^ ol anche soltanto il
beneficOy in questa e nelle susseguenti lettere , 6 indicato il
consigliere Sperges.



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— 9 —
Mi ami e mi creda per sempre, e ad ogni occa-
sione, il piu riconoscente e attaccato uomo ed amico
di anima e di caore. Benedetto Eovagnate! Vale.



XVL



Milano, 24 gennaio, I7C9.

Travedo da un cenno, che vostra slgnoria illu-
strissima mi fa, che forse nei passati torbidi del paese
colla Ferma, singolarmente nel 1766, si aspettasse
costi da me che io difendessi meglio la causa pub-
blica 6 non mi unissi a far quella della Ferma a
rigore. A buon conto, non so se ella veramente ab-
bia toccato questo tasto per darmi occasiofie di scri-
vere i motivi che mi giustificano; comunque sia, io
li scrivo e li paleso schiettamente a lei. Se il mio
dubbio 6 mal concepito, non vi sari altro male che
una lettera inutile ; se, al contrario, 6 fondato, allora
il mio rispettabile amico colla veriti alia mano mi
giustificheri.

Appena fu risposto nella Giunta Interina, da co-
testo signer Volpi venni incaricato, a nome supe-
riore, d'invigilare perch^ la riforma si facesse a



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— 10 —
dovere, e di tener ragguagliata o Sua Altezza o il
signor referendario Giusti delle cose che potessero
meritare provvidenza. Vi entrai con tutta Tanima.
La riforma importantissima della tariffa non si vo-
leva fare, e si adduceva la plausibile obbiezione che
senza un preventivo prospetto delle importazioni
ed esportazioni non era prudenza il porvi mano, per
non rovinare o la Ferma o il pubblico. Questo pro-
spetto in meno d'un anno non si poteva averlo. lo,
come ella sa, attraverso la fatica assidua di sei mesi
e lavorando sopra i materiali affidatimi dal revi-
sore della mercanzia di Bobbio, aveva fatto questo
prospetto ed era inserito nel libro cbe aveva tras-
messo costi. Ho creduto di servir bene colFesibire
questa mia fatica alia Giunta. II signor presidente
mi fece premura piu volte per averla. Se ne dava
un esemplare solo, facilmeute sarebbe stato seppel-
lito presso chi non voleva riforma di sorta alcuna;
pensai a darne un esemplare a ciascun individua
della Giunta. Trattandosi d'un conteggio assai va-
sto, il rivedere ad una ad una le copie era una fatica
troppo nojosa: percid risolvetti di fame stampare
alcune poche. Se ne stamparono cinquanta esemplari.
Distribuii li otto alii individui della Giunta scriven-
dovi sul frontispizio il nome del ministro, acciocchfr
si sapesse chi Tavesse lasciato uscir dalle mani, ad
ogni buon conto. Li altri li ritenni presso di me.
11 presidente me ne chiese, anzi mi fece dire che
se la stampa non era rotta ne facessi cavare altri



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— 11 -

esemplari, io gliene mandai sei o otto di quelli che^
gi^ aveva, poicli6 la stampa era gii rotta. II pre-
sidente li distribui a' suoi amici; ed io, mosso da
questo, feci altrettanto di quei che rimasero. Li im-
presarii furono assai malcontenti di vedere che si
disterravano simili oggetti, impegnarono il senatore
Muttoni a stampare contro di me una confutazione,
impegnarono il marchese Carpani a far lo stesso,
si fecero correre nel pubblico dei sonetti ingiuriosi
contro di me, delle satire in forma di dialogo, si
• fece scrivere disperatamente 11 Baretti nel suo sgua-
jato foglio della Frusta, e tutta questa moltitudine
di gente urlava, mi chiamava un ignorante e un
maligno sen^a che io abbia scritto una sola riga
per rispondere loro. Pinalmente ricevetti da Sua Al-
tezza la lettera del 19 aprile 1764, che 6 bene che
da vostra signoria illustrissima si riscontri. In se-
guito'dal signer Volpi mi venne scritto ch'io ces-
sassi di mandare lettere al signer Eeferendario Giu-
sti. Io innocente, pure d'intenzione, non mosso da
altro principio che del ^eale servigio, avvilito cosi,
formal una somma idea della potenza degrimpresarii,
ed un fermo proposito di non promovere mai cosa
alcuna che potesse loro dispiacere, salvo perd sem-
pre il dovere e Tonesti mia che non sacrificher6^
mai a nessuno.

Dopo cid mi yidi nella Giunta escluso dalla ri-
forma della tariffa e dei capitoli, tutto si concertava
in Congressi separati, ed alia Giunta si proponevano-



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- 12 -
le cose fdtte, il mio dissenso giungeva dopo la comune
gii fatta perch6 votavano i due questori e il presi-
<lente prima di me, ed erano cinque i voti decisivi
di quella Giunta. Quasi sempre era solo in voto. A
me bastava il non tradire la mia onesU; detto che.
aveva il voto, non mi scaldavo piu a sostenerlo, ab-
bandonato come mi trovavo per ogni parte. Cosi
fecero la tariffa e i capitoli.

Venni poi con mio sommo onore riposto nella
Ferma. Vostra signoria illustrissima si compiaccia
di osservare la lettera di Sua Altezza del 28 no-
vembre 1765, e conosceri come in mezzo alle piu
benigne espressioni vi si veda il dubbio ch'io attra-
versi i Fermieri, e la premura di vestirmi di spirito
sociale senza pretensione di preferenza, ecc. Da cid
venne sempre piu confermato in me il proposito di
secondare, sin che Tonest^ lo permetter^, i Fermieri
per non espormi a perdere me medesimo senza al-
cun profitto ne del sovrano, n6 del pubblico.

Come rappresentante la Ferma, ricevei adunque
capitoli e tariflfe da far osservare, riservatane Tin-
terpretazione a Sua Maestd medesima. I soci non

4

hanno mai mossa pretensione che non fosse fondata
o su i capitoli o sulla tariflfa; come mai potevo io
adunque oppormi? Accusarii io non potevo, perche
esigevano Tosservanza del solenne contratto cele^
brato. Ho sempre detto ch'essi operavano onesta-
inente, e lo dico di nuovo, perch6 realmente la mag-
^ior parte delle volte essi recedono dal rigore della



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— 13 —
legge medesima. Se la legge 6 troppo vincolante, se^
talvolta 6 ingiusta, la col pa non 6 loro. Non mi ^
noto che per segreti maneggi la legge sia stata resa
tale da essi, il che potrebbe essere il solo delitto?
ma quand'anche fosse cid, la society 6 incominciata
dopo pubblicata la legge, e riguardandoli come socr
e come esecutori, dico che essi sono esecutori miti
e discreti di una severissima legislazione.

Aggiunga a tutto cid che, sebbene sia gii inco-
minciato il quarto anno della Ferma, pure io possa
dire con esatta veriti che mai dal Governo non ml
6 venuto, o in voce o in carta, un ordine relativo
alia Perma, ma che tutti li ho ricevuti o promiscua-
mente o per il canale d'un Termiere. Come poteva
io adunque pensare altrimenti che conservare, per
il bene delia cosa e per la mia pace, quelle spirito
sociale che mi veniva comandato, e che non si op-
poneva mai di fatto alia giustizia di cui i confinj
sono delineati dalla legge?

Io ho scritto al signer Volpi nel 1766. La Con-
gregazione dello State, per una frase mai concepita,.
mi accusava implicitamente colli altri soci di pro-
movere le cautele vincolanti per la seta, affine di
fare un monopolio di setgi io st^Sso; non ho avuta
riparazione alcuna di questa calunnia. Ho scritta
pill volte al medesimo [signor Volpi) per avere lumi
onde condurmi neirintralciatissima e pericolosa mia
incombenza, x\h avevamai per riscontro altro se non:
che alia Sua Maestd premeva piu la quiete dei popolr



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— 14 —
"che non qualche migliajo di lire di piii aU'anno. Come,
e dopo tutto cid, poteva io mai pensare di oppormi alle
pretensioni dei soci, tutte fondate sopra un contratto
consumato ? Creda, mio rispettabile amico, che Tanno
di grazia 1766 Thd passato attraverso le spine', ed
ella medesima se ne ricorderi. Custode di un con-
tratto consumato e d'una legislazione durissima;
odioso alia mia patria ; socip di oneste persone, ma
irritate dalla esecrazione pubblica e incerte delFutile,
attese le mutazioni fatte nelle tariffe e nel sale ; col
Governo che si diffidava di me ; colla Corte, presso
della quale vedevo ch'io era creduto un uomo troppo
inquieto e portato a rendermi importante : spero che
<li annate simili non me ne toccheranno piii. Una
attiviti piu precaria e piii incerta della mia non si
poteva dare, n6 mi restava altra guida che Tosser-
vanza della legge datami, n6 altra vista che la pace
e la buona unione almeno nella society* della Ferma,
giacchSmancando quellasarebberodiminuitele azioni
mie nella Ferma stessa, dove li individui, subordinate
-creature tutte dei Fermieri, riguardavano me come
un nuovo venuto , che li ordini stessi del Governo
doveva averli dai Fermieri. Con queste verity spero
che potri vostra signoria illustrissima mettere al
fetto 6 giustificare la mia condotta, caso che ne sia
bisogno. Io dird e devo dire bene di Greppi e di
Venino, i quali non hanno mai promossa pretensione
<5he eccedesse il diritto competente ad essi per il
<5ontratto stipulator ma penserd sempre che i Fer-



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- 15 —
mieri sono un male, e lo dird e lo proverd quando
ci6 sia per essere di bene al reale servigio o alia
mia patria ; e Tho taciuto sin tanto che ho temuto
che il dirlo potesse essere di mio danno personale
e di nessun utile pubblico. Eccole la mia confession e
sincerissima. Se li oggetti non erano quali li ho ve-
duti, la colpa non 6 mia ; io delle cose non ne posso
vedere in questa distanza che quel solo lato che
mi si presenta e sopra di essi regolare la mia con -
dotta.

Scusi, mio amicissimo don Ilario, tutte queste mie
seccature, e se ne aspetti un' altra quanto prima
sulle Kegalie, suUe quali ora non mi resta tempo di
scriverle come vorrei. Mi conservi la sua cara ami-
Cizia, e mi creda il suo perpetuo e intimo servitore
e amico.



XVII,



Milano, S8 gennaio, 1769.



Acciocchfe possa vostra signoria illustrissima te-
nere informato esattamente il nostro benefico pro-
tettore anche sul conto delle Eegalie affidatemi, io
ne esporrd un'idea coUa maggiore chiarezza che mi



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— 16 —
sar4 possibile; non gii perchft io non conosca la
facility naturale in lei.di comprendere le cose, ma
perch6 dalla mia propria esperienza ho imparato
chenon vi 6 oggetto piu spinoso a distinguersi quanto
una Eegalia, quando non venga esattamente e mi-
nutamente descritta. Adunque le Eegalia redente
sono fieno, vino al minuto, pane venale, dazio sulla
carne e acquavite. Per darle un'idea precisa del
modo, con cui a rigore della legge dovrebbe esigersi
il tribute sopra ogni fascio di fieno che si consuma
dai vetturini, sopra ogni brenta di vino che si con-
suma dai bettolieri ed osti, e sopra ogni moggia di



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