Copyright
Annibale Tenneroni.

Inizii di antiche poesie italiane religiose e morali con prospetto dei codici che le contengono e introduzione alle laudi spirituali online

. (page 1 of 13)
Online LibraryAnnibale TenneroniInizii di antiche poesie italiane religiose e morali con prospetto dei codici che le contengono e introduzione alle laudi spirituali → online text (page 1 of 13)
Font size
QR-code for this ebook


Lll

University op

CAl

SAN DIF.GO




3$g£



X



INIZII



MfcM*^ai*M«mnMMMM|



Dl



ANTICHE POESIE ITALIANE



^**K»*m^ l **i ) mK%i»ta?t*A*m**&*.



IT I IUHll iMiiiiMnj



RELIGIOSE E MORALI



CON



PROSPETTO DEI CODICI CHE LE CONTENGONO
E INTRODUZIONE ALLE LAUDI SPIRJTUALI



A CURA



di ANNIBALE TENNEKONI

__ ■■ i r-rtmi»»M ihdhhm^





^s



F I K K N / E
LEO S. OLSCHKI - Editore

I. MM,



INIZII



ANTICHE POESIE ITAL1ANE



RELIGIOSE E MORALI



INIZII



DI



ANTICHE POESIE ITALIANE

RELIGIOSE E MORALI

CON

PROSPETTO DEI CODICI CHE LE CONTENGONO
E INTRODUZIONE ALLE LAUDI SPIRITUALI

A CURA

di ANNIBALE TENNERONI




FIRENZE
LEO S. OLSCHKI - Editore

1909



^f$$'f$$f 9$¥ff fff$ff¥



INTRODUZIONE



Svariatissima e rivelatasi ai nostri giorni sempre in mag-
, gior copia per i nuovi codici che si son venuti additando
e pubblicando, fu la produzione delle laudi spirituali nel
nostro medioevo, alimentata da tutte le vene del sentimento
nazionale religiose

Molti di quegli antichi ritmi volgari, ingenue espansioni
di affetti e devoti sensi cristiani, alzatisi al cielo in una Con-
cordia di aspirazioni e di intenti pei diversi gradi del misti-
cismo in che vuolsi compresa l'essenza dell'amore universale,
attraggon tuttora gl'intelletti e sia nell'origini, sia nelle ragioni
letterarie e psicologiche del loro svolgimento, come nel la forma,
nelle imagini, nella metrica e nella musica offrono, o ben val-
gono ad illuminarli, non men nuovi che interessanti argomenti
agli studii.

Aumentandosi sempre piu le indagini linguistiche e le
investigazioni letterarie, anche il prodotto delle laudi, trascu-
rato per lungo tempo, non altrimenti che moltissime opere
d' arte dei primitivi, torna oggi in onore, ossia all' esame let-
terario, se non al mutatosi spirito religioso. E quanto piu an-
tiche, tanto piu sono esse ricercate per comunicazioni scienti-



viii INTRODUZIONE



fiche, siccome documenti importantissimi per lo studio dei no-
stri primi volgari tendenti nelle diverse province ad annobilirsi.
Se bene i piu antichi saggi (i) pervenutici delle laudi appar-
tengano agli anni 1225, 1233 e 1248, e quindi per noi assai
tardi, massime in confronto della Cantilene de s. Eulalie, at-
tribuita al sec. IX, nondimeno 1' origine di esse, tenuto pur
conto delle tanto fervorose e molteplici ispirazioni in quei tempi
del sentimento religioso, deesi certo risospinger ben piu indietro
della nostra lirica profana, la quale dovett'esser gia in fiore di
arte alia prim'alba del secolo XIII. Rispetto poi ad altre let-
terature neo-latine, non ritenute dall' uso-legge del latino ec-
clesiastico in Italia, tardi ottenne ancora la nostra lauda
un grado letterario e pote divulgarsi oltre la natia cerchia
comunale, giacche dapprima che Jacopone convertitosi a vita
di spirito prendesse a scriver laudi-ballate, i lais pieux di
Gautier de Coinci (1 177-1236), laudi liriche di cui ci e pur
giunta la melodia, e le Cantigas de loor de sancta Maria di
Alfonso X il Savio, specie di laudi con musica di tra narrative
e affettive, erano gia per entrare vittoriosamente nella grande
letteratura cristiana. Nate all' aperto le nostre laudi e vissute
lunghi anni all'ombra delle chiese, non essendovi ammessi i
cantici volgari, surrogaron via via col prevaler dei dialetti nelle
devozioni del popolo, le orationes, le laudes e le sequetitiae dei
Salterii e delle Ore, adattandone all' uopo frasi e invocazioni
sacrate dall' uso, come talora imagini insieme e concetti. E
da supporre che andassero in principio sulle melodie delle
latine, o su vetuste monofonie e cantilene, sino a che per
mantenersi in diletto uso del popolo sposaronsi, circa le ul-
time decadi del dugento, alle arie piu in voga di canzonette
italiane e francesi e specialmente della nostra ballata seguen-
done la struttura metrica con la ripresa corale o ritornello per
il popolo. Brevi naturalmente semplici, unirime ci appaion dai



(i)Vedi nel Prospetto, o Quadro dei codici, i n. ri 1, 2, 13.



INTRODUZIONE IX



documenti le prische laudi rudimentali, o dettate e improvvi-
sate anche spirando il calor della preghiera in una prosa di-
stinta di assonanze ; intonavanle sul vespro, dopo il lavoro
dinanzi le sacre imagini dei borghi e dei trivii i laici devoti,
a cui faceva il popolo bordone, e quindi loro il nome di Lau-
desi. I quali incontriamo nelle cronache antichissimamente in
Toscana, e associati in gran numero a Firenze con loro statuti,
capitani e governatori. In tempo che la scrittura era un singolar
pregio, non poche laudi corsero affidate soltanto alia tradizione
orale, senza lasciar traccia di s£ : onde ancora il nostro difetto
di manoscritti con laudi della prima generazione, che fu di non
breve durata, ovvero spettanti a regioni quali le Puglie e la
Sicilia, se si eccettui per questa un tardivo germoglio catanese,
ove pure assai di buon'ora trovaronsi d'amor le rime.

Fin dal 1183 sorgeva a Firenze, secondo narrano alcuni
scrittori, e confermaci il Manni, una Compagnia dei Laudesi
della B. V., la quale riunivasi le feste in Santa Reparata a
cantar preci con laudi. Che queste fossero di gia allora in
volgare non ricordano i documenti, ma ben possiamo supporle,
considerando anche lo svolgimento affine degli antichi Misteri
francesi, in un latino assai commisto al volgare. Fra gli anni
1223-1225 crebbe essa di molti socii, denominandosi la Compa-
gnia Maggiore dei Laicdesi della B. V., di cui facevan parte quei
nobili fiorentini i quali poi fondarono nel 1233 1' Ordine dei Servi
di Maria. Ma pur delle Laudi di questi anni, come di quelle della
Compagnia di Laudesi, alia quale die principio in Cafagio, nel
1263 e indi privilegii s. Filippo Benizi, che predico a Todi con
molto frutto nel 1285 gli esercizii devoti dei Servi di Maria,
non conoscesi, o meglio non si e provato ancora, che si sappia,
di ravvisarne alcuna, assai probabilmente d' indole semplice e
piana, affettuosa a Maria, con rime assonanti, o versi mono-
rimi, in mezzo ai laudarii toscani del trecento (1).



(1) Vedi nel Quadro i n. ri 6, 15, 17, 23, 28, 38, 42, 50, 51.



x 1NTRODUZIONE



Salvaronsi dalle ingiurie del tempo e dal lungo oblio tra-
scritte nella Rcgola del Servi laid della Vergiue [compagnuni)
fatta a Bologna nel 1281, (quando appunto rinnovava i suoi
capitoli la detta Compagnia Maggiore a Firenze) sette laudi
(lolde) fra cui la Rayna potentissima dalla struttura metrica
molto antica, ed una in quartine endecasillabe, ascrittavi ad
un Zoane d' Albonde. Naturalmente la laulda, /a/da, o Joda
semilirica, la quale ci si presenta indigena a Firenze, dovette
circa quell' anno 1265, se non prima, ivi anche svolgersi, ag-
graziandosi nel dolce idioma. E cosi ne andavan crescendo gli
istituti ed elevandosi il culto, che lo stesso Guittone d'Arezzo
(m. 1294) compose laudi ballate in quel suo chiuso stil con-
torto e si fondo nel 1294, con proprio statuto, un'altra e
maggior Compagnia delle Laudi, che cantavansi ogni sera,
uomini e donne insieme, avanti l'imagine di Maria al pilastro
sotto /a loggia d' Or San Michele. Da tutto cio par dunque si
possa giustamente dedurre alia Citta madre della lingua anche
il vanto della nostra piu antica lirica popolare religiosa.

II famoso Cantico del- Sole, o delle Creature, perifrasi bi-
blica in gran parte, cominciato a dettare da Francesco d'As-
sisi verso il 1225 in prosa rimata, e propriamente a conside-
rarsi anche rispetto alia viva questione sul suo testo primige-
nio (1), un componimento tutto a se e per se, mirabile quale
sfogo della poetica di lui passione di carita, ma che non eser-
cito alcun visibile influsso sul cammino della laude.

Notabili, e da ben determinarsi per i confronti nei diversi
centri di acclimazione sono le varie fasi evolutive delle laudi.



(1) Cfr. DELLA GlOVANNA I., San Francesco d'Assisi giullare e le
« Laudes Creaturarum » in « Giorn. stor. d. letter, ital. » vol. XXV (To-
rino, 1895); FALOCI PuLIGNANI M., // Cantico del sole, sua storia, sua
autenticita, in « Miscell. Franc. » VI, fasc. 2 (Foligno, 1895) e DELLA
GlOVANNA, Ancbra di S. Francesco d'Assisi e delle « Laudes Creaturarum »
in « Giorn. stor. d. letter, ital. » vol. XXIX (Torino, 1897).



INTRODUZIONE xi



Continuo per molto tempo fu il loro accrescersi nel mezzo
della penisola, metricamente varie, tenaci di alcuni temi e di
vecchi motivi iniziali e finali, non senza moltissimi ragguagli
e congruenze di forma e di particolari affettivi, specie in quelle
a Gesu e Maria, sui misteri dolorosi, ai santi patroni ; compo-
ste anche talvolta per occasioni storiche, e pur sovente da se-
micolti rimatori, spesso nella solitudine contemplativa, o nella
vita austera del chiostro, addivennero propriamente mistiche,
ascetic/ie, moralizzanti e narrative,

Riusciron poi felicemente nell' Umbria, piena allora ed an-
siosa delle recenti memorie di sari Francesco, che aveale dato
la rappresentazione muta del presepe, ad un nuovo genere per
le nascenti lettere italiane, trasformandovisi con diretto svol-
gimento dagli uffizii liturgici in espositive a dialogo e lirico-
dramatiche, or preferendo il settenario della primitiva Donna
del Paradiso di Jacopone, or la sestina ottonaria o la stanza
della ballata maggiore, come nelle trecentistiche Dcvozioni pe-
rugine, assisiati, eugubine e orvietane sbocciatevi accanto ai
noti contrasti, o dialoghi tra il Vivo e il Morto, [Qtca?ino t\a-
legri, 07no, d' altura), YAnima e il Corpo, Cristo c Satana ecc,
in gran parte essi coevi e con richiami alle dispute di Bonvesin
da Riva.

Un principio di ritmi religiosi allargantisi al dialogo, fu
avvertito dal prof. Monaci, a cui devon lume di perspicua dottrina
e di documenti anche siffatti studii, in quelle rozze e scono-
sciute cantiones di penitenza, che circa l'a. 1260 alternavansi
lugubremente per le vie di Perugia, sgomenti dalle prediche
del romito Fasani i primi e tosto soppressi Desciplinati di Giesic
Christo. Certamente le laudi del genere dramatico di lor natura
piu eccitanti gli affetti svilupparonsi e crebbero principalmente
in seno alle tante compagnie di Disciplinati, Flagellanti, Bat-
tuti, Scopatori, Verberatori e Bianchi laudesi, sorte nell'ultimo
medioevo ad un fine fraterno religioso e manifestanti il grande
spirito italiano di associazione. Le semi-dramatiche Dcvozioni



xn INTRODUZIONE



umbre, se non prima, sicuramente pero ai primi decennii del
trecento, erano di gia eseguite con abiti, acconciature e appa-
rati scenici dai Disciplinati raccoltisi in San Domenico di Pe-
rugia, i quali sappiamo dagli inventarii (i) aver anche posse-
duto libri di laude a dialogo, miniati e solfati. Sicche 1' Umbria,
apparsa ancora come predisposta al miracol novo dagli strati
etruschi religiosi e dalle digradanti cime selvose conchiudenti
in giro le sue valli, fu dal D'Ancona nella sua opera magi-
strate, Le Origini del Teatro ifaiiauo, equamente riconosciuta
la culla del drama sacro volgare, con il quale esordiva il nostro
teatro. Sempre esse narrando e severamente rappresentando,
or con piu o meno popolare senso storico e artistico, i fatti
de' Vangelii e le sacre leggende, propagaronsi alle regioni con-
termini, di guisa che le ritroviamo imitate e rifatte in lingua
letteraria, o in diversi dialetti. I Disciplinati dell'Aquila, di
cui ricordasi una confraternita del 1306, vi accolsero con in-
genua liberta, a mezzo circa il sec. XV, varii elementi realistici
di ambiente, d'azione e di personaggi, intessendovi cosi le
prime fila del drama storico italiano (2). Esplicatesi poi nello
stile di Feo Belcari (14 10-1484), e sempre piu contaminandosi
con le pompe sceniche fiorentine e senesi raggiunsero l'estrema
fase della loro evoluzione, assumendo forme e carattere di vere
e proprie rappresentazioni ', nella antica ottava, con il prologo,
annunziazione delFangelo, le quali intitolaronsi eziandio Fesfe,
Miracoli, Figure ed Esempj del Vecchio Testamento.



(1) II piii antico e prezioso documento della scena italiana, conserva-
toci daXV Inveniario naovo, per 1'a. 1339, della Confraternita di S. Domenico
in Perugia fu scoperto dal prof. Monaci, e stampato nella « Riv. di Filolog.
romanza, » vol. I (Imola, 1874) di su copia tratta dal cod. originale, oggi
presso i conti Rossi-Scotti di Perugia.

(2) Vedi La legenna di sancto Tomascio nel cod. « V. Emanuele » 349,
edita dal prof. Monaci nei « Rend. dell'Accad. dei Lincei, » serie 5*, vol. II,
fasc. 12, Roma 1894.



INTRODUZIONE xm



Ma le laudi liriche e dramatiche poterono attingere, come
dianzi accennammo, le cime dell'arte e conseguire in un tempo
varieta, di generi e ricchezza di metri, soltanto per il tempera-
mento e la virtu lirica singolari di fra Jacopone da Todi, ser Ja-
copo Benedetti, che voile a sua poetica divisa la cosi detta santa
pazzia per Cristo, da lui stimata senno e cortesia, anzi gran filo-
sofia, ancor non vista a Parigi.

Comunque la si fosse, giova anche qui ripetere, non esser
punto verisimile abbia potuto, e mai per lungo tempo, estrin-
secarsi in tutte quelle stravagantissime forme e abiezioni ac-
cumulates! con gli anni intorno al tipo del perfetto Minore,
e alle quali vorrebbe buonamente far credere la leggenda di
Jacopone, scritta da fra Jacopo Oddi (m. 1483) per la Fran-
cischina (1), infarcita di finzioni grossolane, di evidenti impos-
sibility nonche di brani di poesie composte da imitatori. Quei
ripetuti, edificanti aneddoti ed esempii dell' arsenate France-
scano, vi si tradiscono in gran parte derivati dall'aver male
inteso o voluto spiegar materialmente i suoi versi intorno alle
battaglie coi sensi corporali e tra onore e vergogna, o riflettenti
lo sdegno di lui senz' ira contro il papa e i prelati. Grande in-
vece, noi pensiamo, dovett'essere la riputazione eziandio presso
i « conventati en natura et theologia » procurata al nobile tuder-
tino poeta e giurista da' suoi carmi insigni di ragionari affet-
tivi teologici, passati con lui in spiriio di libcrta dall' Umbria nel
Lazio, se i cardinali Colonna, il 10 maggio 1297, lo scelsero a
testimone della solenne protesta al mondo cattolico, contro l'ele-
zione illegittima di papa Caetani.

Interpreti fedeli i suoi cantici dell'antica Regola e del te-
stamento del suo patriarca, pieni di mistico fuoco e di un'asce-
tica rigida, impetuosa quanto viva d' imagini, si da ispirarne



(1) Vedi nel Prospetto dei codici, p. 2 R , il n.° 118.



XIV INTRODUZIONE



l'arte del suo tempo, animati dalle idee sulla poverta e contro
l'eresia simoniaca, le quali insieme con il culto della lettera-
tura profetica derivarono al francescanesimo dall'abate Giovac-
chino(i), dramaticamente insistenti sul disprezzo del mondo,
vibranti talora contro Bonifacio VIII quella indignazione, on-
d'arse poi l'animo di Dante, e pur sovente a luoghi diversi,
rudi e scheggiati nel forte dettato, per esser tutti di primo
getto e aborrenti dalla lima oraziana dei poeti aulici e del
dolce stil novo, dispiegarono, efficacissimi al cuore del popolo
e alle menti spirituali, il volo lungo e sicuro in ogni paese
d' Italia, ed oltre i confini, in Spagna e in Portogallo, sul tra-
mite francescano variamente trasformandosi sotto altri climi
dialettali e fecondandovi altri germogli che su di essi adatta-
ronsi e foggiaronsi per secoli.

Dall' Umbria in Toscana e singolarmente a Firenze pote
ben presto, per i sentenziosi cantici del frate Minore, plo-
rante perche l'amor di carita non era amato, e avverso alia
politica di quel Bonifacio che volebat sibi dari totam Tusciam,
allargarsi il movimento di ammirazione imitatrice e di viva
simpatia, afTermandovisi pur letterariamente coi molti testi a
penna Jacoponici, con l'edizione principe del 1490, e indi
anche a Venezia, secondo che provano i numerosi codici veneti,
descritti dal prof. Moschetti, e le varie stampe che su quelli
vi si condussero.

Alterate assai per tempo e confuse tra non poche di fal-
samente attribuitegli, leggonsi le canzoni volgari di Jacopone



(1) Sin dal 1888, illustrando nella « Rivista delle Biblioteche » un
prezioso inventario di codici, posseduti alia tine del sec. XIII dai Minori di
Todi, ebbi a far notare come dall'esservi registrate opere del profetico abate
di Fiore si avesse argomento a creder diffuso anche fra quei Francescani il
culto gioachimita ; del quale poi si ebbero anche in effetto le molte attribu-
zioni di profezie a Jacopone e a fra Tomassuccio da Foligno.



INTRODUZIONE XV



in moltissimi apografi, che avemmo ad esaminare senz'alcuno
trovarne di pari eta, mentre si hanno in codici quasi unici quelle
pur sacre e moralizzanti di autori a lui sincroni, ad es. di
Guittone, di Garzo, di fra Giacomino da Verona, e di quel-
YAnonimo genovese, il quale non a torto fu detto anche per
varie concordanze di temi francescani il Jacopone delT idioma
ligure.

Nella compilazione dei laudarii come degli antichi canzo-
nieri, le rime in sembianze anticate, venivano in progresso ri-
dotte di numero, sino ad esserne escluse, e solo a pochi va-
lori e nomi prediletti fu dato resistervi a lungo. Ed avendo,
il piu delle volte, ignari menanti allestito le raccolte di laudi
unicamente a fine di pieta per gli umili e i semplici deturpa-
vanle senz' alcun ritegno, con rimaneggiamenti, interpolazioni,
e giunte, cangiando i metri e intralasciando versi e strofe, e
ne segui che spesso anche omettessero e confondessero i nomi
degli autori (tuttoche deva ammettersi che molte laudi abbiano
errato sempre anonime) e all' incontro non poche ne ascrives-
sero a chi ne aveva maggiore il grido. Non ebbero in genere
miglior fortuna in antiche e moderne stampe, che quasi tutte,
tranne alcune recentissime, aggiunsero altri sbagli e dialettismi,
o voluti ammodernamenti introducendovi a commento un' orto-
grafia, la quale spesso travisa, o peggio, ne intorbida il senso.
Promotore della piu antica edizione che si conosca, credesi
sia stato il Belcari istesso a Firenze, verso il 1480, fiorendovi
tuttavia i sodalizii laudesi, sospetti in seguito anch'essi dalla
politica dei Medici.

Ma essendo ormai acquisiti agli studii centinaja di codici
di laudi in piu varie guise, forme, e dialetti, per eta e luoghi
diversi attinenti a molte nostre regioni, dalla toscana ed umbra
all' abruzzese, alia marchigiana ed emiliana, dalla ligure alia pie-
montese, alia lombarda, dalla veneta alia trentina e friulana,
appresentansi necessarie le edizioni probabili o critiche, e non
piu immaturi il coordinamento delle fonti e l'altro atteso lavoro



xvi INTRODUZIONE



di classificazione e comparazione delle laudi, dal quale si avranno
risultati sodisfacenti anche in ordine all' accertamento dei loro
autori. Egli e ben questo delle laudi spirituali il genere poe-
tico piu lungamente vissuto, in che provaronsi adunque presso
che tutti i nostri dialetti, multiforme e multanime, col preci-
puo e bel carattere della spontaneita. e schiettezza di senti-
menti universali, onorato da Dante con la laude sublime di
s. Bernardo alia Vergine, e con la famosa Vergine bclla dal
Petrarca, tentato dal Poliziano, e oggidi ripreso dal d'Annunzio
nella sua bella tragedia pastorale la Figlia di Jorio (i), che
genialmente ricongiungesi alle antiche devozioni o rappresenta-
zioni sacre abruzzesi, come pure dal Pascoli nel Viatico (2).

Non meno interessante e fecondo si annunzia ancora l'e-
same, si delle fasi ed acclimazioni popolari diverse della laude
nella sua lunga evoluzione, si dell' arte e della musica antiche
da lei ispirate. Considerevoli altresi ne appaiono i cicli de suoi
autori, nonche le imitazioni, gli adattamenti e citazioni in poesie
pur d'altro genere o d' indole opposta, come i Cau/i carnasciale-
schi, e in lettere e in prose oratorie, ad esempio quelle di
s. Bernardino, di Feo Belcari, del Savonarola, e di fra Bernar-
dino da Milano. Le loro ardenze e i dilettosi tormenti d' anima
sui diversi gradi dell' ascensione mistica richiaman lo studio
dei moderni psicologi.



Dei molti autori di laudi, tra certi, incerti ed incogniti,
ne' quali ci avvenne d' imbatterci durante le lunghe ricerche,
non pochi ai primi accenti si palesan verseggiatori per mero
esercizio devoto e non per impulso d'animo, languidi o negletti,



(1) Le Ore della passione, e, nel libretto per musica di Alberto Fran-
chetti, // coro dei pellegrini, II coro delle offerenti.

(2) Canti di Qastelvccchio. Quarta ediz. definitiva.



INTRODUZIONE xvn



squallidi anche se eleganti, o miseramente perduti sulle orme
altrui. Eccellenti autori, per altro, si dissero, e quale piu qual
meno anche oggi ne apparisce per ischiettezza di sentimenti e
di forma, o per accesa commozione o sapore e grazia di spi-
rito, il frate Minore Ugo della Panziera da Prato (m. 1322?),
cui riferiscono alcuni testi 1' ardente e dolorosa lauda delle stim-
mate « Si fortemeute son tracto da Amore » ; il bene affetto al Pe-
trarca, Franceschino degli Albizi (m. 1350) di semplice eleganza:
Domenico Cavalca (1366-14 19) eminente dagli altri di purezza
anche ne' suoi serventesi sacri ; Bianco dell' Anciolina, o da
Siena, laudografo di mistici sensi, tra il 1367 e il '90, ricono-
sciuto il migliore e piu fecondo nel ciclo dei poveri Gesuati,
che si apre col Colombini ; il card. Dominici (1356-1419) noto
per la grazia della sua « Di, Maria dolce, con quanto desio » ; il
dotto umanista veneziano, messer Leonardo Giustinian (1387-
1444) autore di canzonette da lui stesso musicate e di laudi che
unironsi in codici e statnpe a quelle del poeta tudertino : non-
che 1' ammiratore devoto del Beato Jacopone, Feo Belcari del
ciclo Mediceo, piu pregiato e pregevol senza dubbio per 1' aurea
sua prosa biografica e le Rappresentazioni sacre teatrali, che per
le molte sue laudi, non di rado stemprate in prolissita e affetta-
tezze, denotanti il tramonto del candore ingenuo e della devo-
zione ardente. E dopo lui e con lui gli epigoni della lauda in
Toscana, leggibili fra i vecchi autori nel cod. Chigiano LVII, 266
che ci ha tramandato il vastissimo patrimonio spirituale (circa
660 /aide), dei Bianchi di Siena, i quali ad un tempo con quei
di Lucca ebber cominciamento nel 1399; altro anno storico di
triste immenso fanatismo religioso, in che videsi entrare a Roma
dalle citta vicine, laudi cantando e frustandosi il popolo Bianco,
fra cui, si disse, diecimila Orvietani, avendo cessato Bonifazio IX
dal maledirlo.

Con Lorenzo il Magnifico (1449- 1492) risonaron dolce-
mente le ultime strofe liriche della lauda semi popolare, qua
e la scintillante di natia eleganza, poiche gli altri dell' estremo



xvili INTRODUZIONE



suo ciclo, Lucrezia, sua madre, messer Castellano e il Savo-
narola istesso ripresero e quasi sempre tenuamente, o arida-
mente dei motivi, o dei temi fatti languidi e triti dall' unifor-
me ripeterli, e il neo-platonico Benivieni (1453-15 12) si pia-
cque inoltre d' artiricii, per tacere della malaugurata sua laude
che si canto a Firenze intorno al rogo delle artistiche Va?iitd.
Ultimo laudografo negli anni 1590 e '96, il p. Serafino Razzi,
amplificante la maniera del ciclo mediceo. Ma con le can-
zoni, le odi, e i sonetti sacri, che, sotto 1' impero del petrar-
chismo, il mutatosi gusto letterario amava insigni di dotte ele-
ganze e d' ambiziosi giri di frasi e costrutti, la poesia religiosa
erasi interamente trasformata ; cosicche la lirica di eloquente
ispirazione dalle Scritture aspetto a risorgere gli inni sacri del
Manzoni, ove pur rivive il verso a chiusa piana dei cantici di
Jacopone, e le laudi spiritual giacquero assai lungo tempo
in una stanca dimenticanza e mortificate, sin che ad esse i
rinnovati studii letterarii e filologici aria e luce non ridonavano.



Parecchi fra i piu eminenti cultori della nostra antica
poesia e recentemente il prof. Cian (1) avvertirono piu volte
la necessita di una guida in cotesto campo non men vasto
che impedito e confuso delle laudi, essendovi cresciuta come
un' immensa flora poetica dai varii e vivaci colori dialettali,
dalle ingenue o complesse e svariate forme metriche, con le
rime baciate, assonanti, dissonanti, replicate, colle brevi e agili
strofe, svolgenti un pensiero in un' aria musicale acconce e
docili alia memoria del popolo. E per tanto si offre quale
scorta a ricerche e ad accertamenti necessarii, un Lessico, o
Repertorio alfabetico di laudi e d'altre poesie religiose e mo-
ralizzanti nel nostro medioevo, comprese inoltre 2iocodici, i



(1) Vedi nel Prospetto dei cod. il n.° 66,



INTRODUZIONE xix



quali vanno dalla quarta decade del XIII al principle- del
sec. XVI. Sono indicati nel Prospetto, o Ouadro, da noi com-
posto direttamente su di essi, e in diversi casi mediante le


1 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13

Online LibraryAnnibale TenneroniInizii di antiche poesie italiane religiose e morali con prospetto dei codici che le contengono e introduzione alle laudi spirituali → online text (page 1 of 13)