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J. D. M. (Jeremiah Denis Matthias) Ford.

The romances of chivalry in Italian verse; online

. (page 29 of 40)
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Fatta un Ciclope orrendo; ed ei non teme;
Ma doppia i colpi alia difesa pianta,
Che pur, come animata, ai colpi geme.
Sembran dell' aria i campi, i campi stigi;
Tanti appaion in lor mostri e prodigi.

37

Sopra il turbato ciel, sotto la terra
Tuona; e fulmina quello, e trema questa;
Vengono i venti e le procelle in guerra,
E gli soffiano al volto aspra tempesta.
Ma pur mai colpo il cavalier non erra,
Ne per tanto furor punto s' arresta :
Tronca la noce : e noce, e mirto parve.
Qui 1'incanto forni, sparir le larve.



La Gerusalemme Liber at a 5 1 1

38

Torno sereno il cielo, e 1' aura cheta:
Torno la selva al natural suo stato;
Non d' incanti terribile, e non lieta;
Piena d'orror, ma dell' orrore innato.
Ritenta il vincitor s' altro piu vieta
Ch' esser non possa il bosco omai troncato ;
Poscia sorride, e fra se dice: "Oh vane
Sembianze! oh folle chi per voi rimane!"

39

Quinci s'invfa verso le tende; e intanto
Cola gridava il solitario Piero :
" Gia vinto e della selva il fero incanto,
Gia sen ritorna il vincitor guerriero :
Vedilo." Ed ei da lunge in bianco manto
Comparia venerabile ed altero ;
E dell' aquila sua 1' argentee piume
Splendeano al sol d'inusitato lume.

40

Ei dal campo gioioso alto saluto
Ha con sonoro replicar di gridi;
E poi con lieto onore e ricevuto
Dal pio Buglione : e non e chi 1' invidi.
Disse al duce il guerriero: "A quel temuto
Bosco n'andai, come imponesti, e il vidi;
Vidi, e vinsi gl'incanti: or vadan pure
Le genti la, che son le vie secure."

41

Vassi all' antica selva; e quindi e tolta
Materia tal, qual buon giudicio elesse:
E benche oscuro fabbro arte non molta
Por nelle prime macchine sapesse,
Pur artefice illustre a questa volta
E colui ch' alle travi i vinchi intesse;
Guglielmo, il duce ligure, che pria
Signor del mare corseggiar solia:



512 Torquato Tasso

42

Poi, sforzato a ritrarsi, ei cesse i regni
Al gran navilio saracin de' mari ;
Ed ora al campo conducea dai legni
E le marittime armi e i marinari :
Ed era quest! infra i piu industri ingegni
Ne' meccanici ordigni uom senza pari;
E cento seco avea fabbri minori,
Di cio ch' egli disegna esecutori.

43

Costui non solo comincio a comporre
Catapulte, baliste ed ari'eti,
Onde alle mura le difese torre
Possa, e spezzar le sode alte pareti;
Ma fece opra maggior, mirabil torre,
Ch' entro di pin tessuta era e d' abeti ;
E nelle cuoia avvolto ha quel di fuore,
Per ischermirsi da lanciato ardore.

44

Si scommette la mole, e ricompone
Con sottili giunture in un congiunta;
E la trave, che testa ha di montone,
DalF ime parti sue cozzando spunta :
Lancia dal mezzo un ponte; e spesso il pone
Su 1' opposta muraglia a prima giunta:
E fuor da lei su per la cima n' esce
Torre minor, che in suso e spinta, e cresce.

45

Per le facili vie destra, e corrente
Sovra ben cento sue volubil rote,
Gravida d' armi e gravida di gente,
Senza molta fatica ella gir puote.
Stanno le schiere rimirando intente
La prestezza de' fabbri e 1' arti ignote ;
E due torri in quel punto anco son fatte
Delia prima ad immagine ritratte. . . .



La Gerusalemme Liber at a 513

Having the necessary machines of war for the
siege, Godfrey can now resume operations against
the city. The Christian army forces its way into
Jerusalem, and the King and some defenders take
refuge in the citadel.



CANTO DECIMONONO

1

Gia la morte, o il consiglio, o la paura
Dalle difese ogni Pagano ha tolto;
E sol non s' e dall' espugnate mura
II pertinace Argante anco rivolto.
Mostra ei la faccia intrepida e secura,
E pugna pur fra gli avversari avvolto,
Piu che morir, temendo esser respinto;
E vuol morendo anco parer non vinto.



Ma sovra ogni altro feritore infesto
Sovraggiunge Tancredi, e lui per cote.
Ben e il Circasso a riconoscer presto
Al portamento, agli atti, all' arme note,
Lui che pugno gia seco, e il giorno sesto
Tornar promise, e le promesse ir vote.
Onde grido : " Cosi la fe, Tancredi,
Mi servi tu? cosi alia pugna or riedi?



Tardi riedi, e non solo: io non rifiuto
Pero combatter teco, e riprovarmi;
Benche non qual guerrier, ma qui venuto
Quasi inventor di macchine tu parmi.
Fatti scudo de' tuoi, trova in aiuto
Novi ordigni di guerra e insolite armi;
Che non potrai dalle mie mani, o forte
Delle donne uccisor, fuggir la morte."



514 Torquato Tasso

4

Sorrise il buon Tancredi un cotal riso
Di sdegno, e in detti alteri ebbe risposto:
" Tardo e il ritorno mio; ma pur avviso
Che frettoloso e' ti parra ben tosto;
E bramerai che te da me diviso
O 1'alpe avesse, o fosse il mar frapposto;
E che del mio indugiar non fu cagione
Tema o vilta, vedrai col paragone.



Vienne in disparte pur tu, che omicida
Sei de' giganti solo e degli eroi :
L' uccisor delle femmine ti sfida."
Cosi gli dice ; indi si volge a' suoi,
E fa ritrarli dall' offesa, e grida:
" Cessate pur di moles tar lo or voi ;
Ch' e proprio mio piu che comun nemico
Questi, ed a lui mi stringe obbligo antico."



" Or discendine giu, solo o seguito,
Come piu vuoi," ripiglia il fier Circasso:
"Va in frequentato loco, od in romito,
Che per dubbio o svantaggio io non ti lasso."
Si fatto ed accettato il fero invito,
Movon concord! alia gran lite il passo;
L' odio in un gli accompagna'; e fa il rancore
L' un nemico dell' altro or difensore.



Grande e il zelo d' onor, grande il desire
Che Tancredi del sangue ha del Pagano;
Ne la sete ammorzar crede dell' ire,
Se n' esce stilla 'fuor per altrui mano:
E con lo scudo il copre; e, "Non ferire,"
Grida a quanti rincontra anco lontano;
Si che salvo il nemico infra gli amici
Tragge dall' arme irate e vincitrici.



La Gerusalemme Liber at a 515



Escon della cittade, e dan le spalle
Ai padiglion delle accampate genti;
E se ne van dove un girevol calle
Li porta per secreti avvolgimenti ;
E ritrovano ombrosa angusta valle
Tra piu colli giacer, non altrimenti
Che se fosse un teatro, o fosse ad uso
Di battaglie e di cacce intorno chiuso.

9

Qui si fermano entrambi : e pur sospeso
Volgeasi Argante alia cittade afflitta.
Vede Tancredi che il Pagan difeso
Non e di scudo, e il suo lontano ei gitta.
Poscia lui dice: "Or qual pensier t' ha preso?
Pensi ch' e giunta 1' ora a te prescritta?
Se, antivedendo cio, timido stai,
E il tuo timore intempestivo omai."

10

"Penso," risponde, "alia citta, del regno
Di Giudea antichissima regina,
Che vinta or cade; e indarno esser sostegno

10 procurai della fatal rviina;

E ch' e poca vendetta al mio disdegno

11 capo tuo, che il Cielo or mi destina."
Tacque, e incontra si van con gran risguardo;
Che ben conosce 1' un 1' altro gagliardo.

11

E di corpo Tancredi agile e sciolto,
E di man velocissimo e di piede;
Sovrasta a lui con 1' alto capo, e molto
Di grossezza di membra Argante eccede.
Girar Tancredi inchino e in se raccolto
Per awentarsi e sottentrar si vede;
E con la spada sua la spada trova
Nemica, e in disv'iarla usa ogni prova.



516 Torquato Tasso

12

Ma disteso ed eretto il fero Argante
Dimostra arte simile, atto diverse.
Quanto egli puo, va col gran braccio avante,
E cerca il ferro no, ma il corpo avverso.
Quel tenta aditi novi in ogni istante:
Questi gli ha il ferro al volto ognor converse;
Minaccia, e intento a proibirgli stassi
Furtive entrate e subiti trapassi.

13

Cosi pugna naval, quando non spira
Per lo piano del mare africo o noto,
Fra duo legni ineguali egual si mira;
Ch' un d' altezza preval, 1' altro di moto;
L' un con volte e rivolte assale e gira
Da prora a poppa, e si sta 1' altro immoto;
E quando il piu leggier se gli awicina,
D' alta parte minaccia alta ruina.

14

Mentre il Latin di sottentrar ritenta,
Sv'iando il ferro che si vede opporre,
Vibra Argante la spada, e gli appresenta
La punta agli occhi: egli al riparo accorre;
Ma lei si presta allor, si violenta
Gala il Pagan, che il difensor precorre,
E il fere al fianco; e, visto il fianco infermo,
Grida: "Lo schermitor vinto e di schermo."

15

Fra lo sdegno Tancredi e la vergogna
Si rode, e lascia i soliti riguardi;
E in cotal guisa la vendetta agogna,
Che sua perdita stima il vincer tardi.
Sol risponde col ferro alia rampogna,
E il drizza all' elmo, ov' apre il passo ai guardi.
Ribatte Argante il colpo; e risoluto
Tancredi a mezza spada e gia venuto.



La Gerusalemme Liber at a 517

16

Passa veloce allor col pie sinestro,
E con la manca al dritto braccio il prende;
E con la destra intanto il lato destro
Di punte mortalissime gli offende.
"Questa," diceva, "al vincitor maestro
II vinto schermitor risposta rende."
Freme il Circasso, e si contorce e scuote;
Ma il braccio prigionier ritrar non puote.

17

Alfin lascio la spada alia catena
Pendente, e sotto al buon Latin si spinse.
Fe' 1' istesso Tancredi ; e con gran lena
L' un calco 1' altro, e 1' un 1' altro ricinse:
Ne con piu forza dall' adusta arena
Sospese Alcide il gran gigante e strinse,
Di quella, onde facean tenaci nodi
Le nerborute braccia in vari modi.

18

Tai fur gli awolgimenti e tai le scosse,
Ch' ambi in un tempo il suol presser col fianco.
Argante, od arte o sua ventura fosse,
Sovra ha il braccio migliore, e sotto il manco.
Ma la man ch' e piu atta alle percosse,
Sottogiace impedita al guerrier Franco;
Ond' ei, che il suo svantaggio e il rischio vede,
Si sviluppa dall' altro, e salta in piede.

19

Sorge piu tardi, e un gran fendente, in prima
Che sorto ei sia, vien sopra al Saracino.
Ma come all' euro la frondosa cima
Piega e in un tempo la solleva il pino;
Cosi lui sua virtute alza e sublima,
Quand' ei n' e gia per ricader piu chino,
Or ricomincian qui colpi a vicenda :
La pugna ha manco d' arte, ed e piu orrenda.



518 Torquato Tasso

20

Esce a Tancredi in piu d' un loco il sangue;
Ma ne versa il Pagan quasi torrenti.
Gia nelle sceme forze il furor langue,
Siccome fiamma in debili alimenti.
Tancredi, che il vedea col braccio esangue
Girar i colpi ad or ad or piu lenti,
Dal magnanimo cor deposta 1' ira,
Placido gli ragiona, e il pie ritira:

21

"Cedimi, uom forte; o riconoscer voglia
Me per tuo vincitore, o la fortuna:
Ne ricerco da te trionfo o spoglia,
Ne mi riserbo in te ragione alcuna."
Terribile il Pagan, piu che mai soglia,
Tutte le f urie sue desta e raguna ;
Risponde: "Or dunque il meglio aver ti vante,
Ed osi di vilta tentare Argante?

22

Usa la sorte tua; che nulla io temo,
Ne lascero la tua follia impunita."
Come face rinforza anzi 1' estremo
Le fiamme, e luminosa esce di vita;
Tal, riempiendo ei d' ira il sangue scemo,
Rlnvigori la gagliardia smarrita;
E F ore della morte omai vicine
Volse illustrar con generoso fine.

23

La man sinistra alia compagna accosta,
E con ambe congiunte il ferro abbassa:
Gala un fendente; e benche trovi opposta
La spada ostil, la sforza ed oltre passa;
Scende alia spalla, e giu di costa in costa
Molte ferite in un sol punto lassa.
Se non teme Tancredi, il petto audace
Non fe' natura di timor capace.



La Gerusalemme Liber at a 519

24

Quel doppia il colpo orribile, ed al vento
Le forze e 1' ire inutilmente ha sparte ;
Perche Tancredi, alia percossa intento,
Se ne sottrasse, e si lancio in disparte.
Tu dal tuo peso tratto in giu col mento
N' andasti, Argante, e non potesti a'itarte:
Per te cadesti; awenturoso in tan to,
Ch' altri non ha di tua caduta il vanto.

25

II cader dilato le piaghe aperte:
E il sangue espresso dilagando scese.
Punta ei la manca in terra, e si converte
Ritto sovra un ginocchio alle difese.
"Renditi," grida; e gli fa nuove offerte,
Senza noiarlo, il vincitor cortese.
Quegli di furto intanto il ferro caccia,
E sul tallone il fiede ; indi il minaccia.

26

Infur'iossi allor Tancredi, e disse:
"Cosi abusi, fellon, la pieta mia?"
Poi la spada gli fisse e gli rifisse
Nella visiera, ove accerto la via.
Moriva Argante, e tal moria qual visse;
Minacciava morendo, e non languia:
Superbi, formidabili e feroci
Gli ultimi moti fur, 1' ultime voci.

27

Ripon Tancredi il ferro ; e poi devoto
Ringrazia Dio del tr'ionfale onore.
Ma lasciato di forze ha quasi voto
La sanguigna vittoria il vincitore.
Teme egli assai che del v'iaggio al moto
Durar non possa il suo fievol vigore:
Pur s' incammina; e cosi passo passo
Per le gi& corse vie move il pie lasso.



520 Tor qua to Tasso

28

Trar molto il debil fianco oltra non puote,
E quanto piu si sforza, piu s' affanna;
Onde in terra s' asside, e pon le gote
Su la destra, che par tremula canna.
Cio che vedea, pargli veder che rote;
E di tenebre il di gia gli s' appanna.
Alfin isviene ; e il vincitor dal vinto
Non ben saria nel rimirar distinto. . . .

Vafrino, Tancred's squire, has been sent as a spy
into the camp of the Egyptians now approaching
to succor the infidels in Jerusalem. In the camp
he meets Erminia, who has'been brought thither by
a troop of foraging soldiers. At her entreaty,
Vafrino takes her with him on the return trip to
the Christian army.

102

II piu usato sentier lascio Vafrino,
Calle cercando o piu sicuro o corto.
Giunsero in loco alia citta vicino,
Quand' e il sol nell' occaso, e imbruna 1' orto;
E trovaron di sangue atro il cammino;
E poi vider nel sangue un guerrier morto,
Che le vie tutte ingombra, e la gran faccia
Tien volta al cielo, e morto anco minaccia.

103

L' uso dell' armi e il portamento estrano
Pagan mostrarlo: e lo scudier trascorse.
Un altro alquanto ne giacea lontano,
Che tosto agli occhi di Vafrino occorse.
Egli disse fra se : " Questi e CristianO : "
Piu il mise poscia il vestir bruno in forse.
Salta di sella, e gli discopre il viso:
Ed, "Dime!" grida, "e qui Tancredi ucciso."



La Gerusalemme Liber at a 521

104

A riguardar sovra il guerrier feroce
La male avventurosa era fermata,
Quando dal suon della dolente voce
Per lo mezzo del cor fu saettata.
Al nome di Tancredi ella veloce
Accorse, in guisa d'ebbra e forsennata.
Vista la faccia scolorita e bella,
Non scese, no, precipito di sella;

105

E in lui verso d'inessiccabil vena
Lacrime, e voce di sospiri mista:
" In che misero punto or qui mi mena
Fortuna? a che veduta amara e trista?
Dopo gran tempo i' ti ritrovo appena,
Tancredi, e ti riveggio, e non son vista:
Vista non son da te, benche presente;
E trovando ti perdo eternamente.

106

Misera ! non credea ch' agli occhi miei
Potessi in alcun tempo esser noioso.
Or cieca farmi volontier torrei
Per non vederti, e riguardar non oso.
Oime ! de' lumi gia si dolci e rei
Ov' e la fiamma? ov' e il bel raggio ascoso?
Delle fiorite guance il bel vermiglio
Ov' e fuggito? ov' e il seren del ciglio?

107

Ma che? squallido e scuro anco mi piaci:
Anima bella, se quinci entro gire,
S'odi il mio pianto, alle mie voglie audaci
Perdona il furto e il temerario ardire:
Dalle pallide labbra i freddi bad,
Che piu caldi sperai, vo' pur rapire;
Parte torro di sue ragioni a morte,
Baciando queste labbra esangui e smorte.



522 Torquato Tasso

108

Pietosa bocca, che solevi in vita
Consolar il mio duol di tue parole,
Lecito sia ch' anzi la mia partita
D' alcun tuo caro bacio io mi console:
E forse allor, s' era a cer carlo ardita,
Quel davi tu, ch' ora convien che invole.
Lecito sia ch' ora ti stringa, e poi
Versi lo spirto mio fra i labbri tuoi.

109

Raccogli tu 1' anima mia seguace;
Drizzala tu dove la tua sen gio."
Cosi parla gemendo, e si disface
Quasi per gli occhi, e par conversa in rio.
Rivenne quegli a quell' umor vivace,
E le languide labbra alquanto aprio;
Apri le labbra, e con le luci chiuse
Un suo sospir con que' di lei confuse.

110

Sente la donna il cavalier che geme;
E f orza e pur che si conf orti alquanto :
"Apri gli occhi, Tancredi, a queste estreme
Esequie," grida, "ch' io ti fo col pianto;
Riguarda me, che vo' venirne insieme
La lunga strada, e vo' morirti accanto.
Riguarda me ; non ten f uggir si presto :
L' ultimo don ch' io ti domando e questo."

Ill

Apre Tancredi gli occhi, e poi gli abbassa
Torbidi e gravi : ed ella pur si lagna.
Dice Vafrino a lei: "Questi non passa;
Curisi adunque prima, e poi si piagna."
Egli il disarma; ella tremante e lassa
Porge la mano all' opere compagna :
Mira e tratta le piaghe, e, di ferute
Giudice esperta, spera indi salute.



La Gerusalemme Liber at a 523

112

Vede che '1 mal dalla stanchezza nasce,
E dagli umori in troppa copia sparti.
Ma non ha, fuor ch' un velo, onde gli fasce
Le sue ferite, in si solinghe parti.
Amor le trova inusitate fasce,
E di pieta le insegna insolite arti:
Le asciugo con le chiome, e rilegolle
Pur con le chiome, che troncar si voile;

113

Pero che il velo suo bastar non puote
Breve e sottile alle si spesse piaghe.
Dittamo e croco non avea; ma note
Per uso tal sapea potenti e maghe.
Gia il mortifero sonno ei da se scuote :
Gia puo le luci alzar mobili e vaghe.
Vede il suo servo, e la pietosa donna
Sopra si mira in peregrina gonna.

114

Chiede : " O Vafrin, qui come giungi, e quando?
E tu chi sei, medica mia pietosa?"
Ella, fra lieta e dubbia sospirando,
Tinse il bel volto di color di rosa:
"Saprai," rispose, "il tutto; or (tel comando
Come medica tua) taci e riposa.
Salute avrai; prepara il guiderdone.
Ed al suo capo il grembo indi suppone."

115

Pensa intanto Vafrin come all' ostello
Agiato il porti anzi piu fosca sera;
Ed ecco di guerrier giunge un drappello.
Conosce ei ben che di Tancredi e schiera.
Quando affront6 il Circasso, e per appello
Di battaglia chiamollo, insieme egli era:
Non segui lui, perch' ei non volse allora;
Poi dubbioso il cercd della dimora.



524 Torquato Tasso

116

Seguian molti altri la medesma inchiesta,
Ma ritrovarlo awien che lor succeda.
Delle stesse lor braccia essi ban contesta
Quasi una sede, ov' ei s' appoggi e sieda.
Disse Tancredi allor: "Adunque resta
II valoroso Argante ai corvi in preda?
Ah per Dio non si lasci, e non si frodi
O della sepoltura, o delle lodi.

117

Nessuna a me col busto esangue e mute
Riman piu guerra; egli mori qual forte:
Onde a ragion gli e quell' onor dovuto
Che solo in terra avanzo e della morte."
Cosi, da molti ricevendo aiuto,
Fa che il nemico suo dietro si porte.
Vafrino al fianco di colei si pose,
Siccome uom suole alle guardate cose.

118

Soggiunse il prence : " Alia citta regale,
Non alle tende mie, vo' che si vada;
Che se umano accidente a questa frale
Vita sovrasta, e ben ch' ivi m' accada;
Che il loco ove mori 1' uomo immortale,
Puo forse al Cielo agevolar la strada:
E sara pago un mio pensier devoto
D' aver peregrinato al fin del voto."

119

Disse : e, cola portato, egli fu posto
Sovra le piume ; e il prese un sonno cheto.
Vafrino alia donzella, e non discosto,
Rltrova albergo assai chiuso e secreto.
Quinci s' invia dov' e Goff redo : e tosto
Entra; che non gli e fatto alcun divieto;
Sebben allor della futura impresa
In bilance i consigli appende e pesa. . . .



La Gerusalemme Liber at a 525

The Egyptian army comes near to Jerusalem
and the Christian forces join battle with it. King
Aladino and the other infidel defenders of the city
who had taken refuge in the citadel issue forth, but
only to meet the destruction that overtakes their
Egyptian allies. The Christians have completely
vanquished the Pagans, and have won Jerusalem.
Rinaldo is reconciled with Armida, who has come
hither with the Egyptian army. Godfrey and his
followers enter the temple where they perform their
devotions before the sepulchre and fulfil their cru-
sading vows.



NOTES



NOTES.



The figures in heavy type refer to the stanzas; the ordi-
nary figures refer to lines.



ORLANDO

PRIMO CANTARE

1. 1. a.dolorato = addolorato. Some of the pecu-
liar graphic conditions of the Orlando may be
exhibited as follows:

A single consonant sometimes represents a mod-
ern doubled consonant; d = dd; b = bb, as in
ubrigagione = obbligazione 1, 4; c = cc, as in acorto
16, 4; r=rr, as in ariuato 2, 2, guerieri 12, 2;
t=tt, as in atendati 29, 3; s = ss, as in asallaua 28, 1.

Contrary to the customary modern conditions,
d is doubled in uid.de 28, 6 (=vide), and p in oppi-
nione 1, 6.

For v and u both only u appears, as in uoria
1, 3 (=voria = vorrei) , uuole 1, 8 (=vuole); f=z,
as in ter$o 6, 3, and ff = 22, as in bate^ato 4, 3;
ct=tt, as in aspecta 3, 7, and /ado 4, 1; ti plus a
vowel = 21 plus a vowel, as in iniquilia 16, 3;
xt = st, as in sexto 15, 7; nb = mb, as in fronba 10,
8; r = i, as in ubrigagione 1, 4; A is omitted, as
in a, 6, 2, and intrudes, as in ciaschuno 6, 2, ghouer-
nata 8, 6, mecho 12, 7, ragha^ino 13, 2, tecfco 13,
5. A dash over a vowel may represent a following
n, as in no 1, 3 ( = non), u 2, 2 (= wn).

As the result of the loss of a leaf at the beginning
of the manuscript, the Orlando begins abruptly with
Roland's departure from the Court at Paris, angered
by the insults put upon him by the traitor Gano
(Ganelon) and his party (the istessi of v. 4) and
by the credulousness of Charlemagne: cf. Pulci,
Morgante I, 11 ff.

5. This line becomes metrically correct by the

529



53 Notes [i. 2-

suppression of the final e of cuore or of bene. The
rhythmical imperfections in the poem are frequently
due to scribal bunglings: in many cases they are
easily amended. The object of tenea may be sup-
plied from the oppinione of v. 6.

2. 5. fusse=/oss-: the verb has a neuter sub-
ject. 6. piei = piedi. 8. Enuer=mverso: rispuose
= rispose.

3. 1. Sarestu = saresti tu. 5. noao=non ho.
8. setta, his 'sect,' i.e., his community, his fellow
monks.

4. 1. el = il. 2. SicoTie. Here, in the next
line, and in 29, v. 4, the editor, Hiibscher, amends
the reading to si come. g\ierrieri=guerriero: so in
v. 4 destrieri=destriero. 4. fussi=/osse. 5. mona-
cegli : pi. of a diminutive form monaceUo. mercato =
affare,cosa,negozio (Petrocchi). 6. Feceno =fecero.
7-8. entroe, salutoe = erUro, saluto. As the result
of a tendency to avoid oxytonic stress, we find this e
in earlier Italian added to verb forms, to nouns,
to pronouns, and even to other parts of speech.
Ell' = eel (it), el'.

5. 2. A6im.SLndianui=adimandiamo (domandia-
mo)+vi. 3. E son = e' (i.e., ei=egli) son, 'there
are.' 5. costor'. The editor amends by removing
the apostrophe. 6-7. The plural verb forms of the
MS. are obviously erroneous.

6. 6. giouanti. This word giovante is not regis-
tered in the dictionaries, except as the participal
adjective from giovare. It seems to be a variant
of giogante, itself another form of gigante, used not
infrequently in Old Italian. -7. coilor=co loro.

7. 1. ponia = p0nera: so v. 3 vedia=vedeva.
2. a.men&\ie=ambedue. 3. conuenente =cosa,fatto.
4. parea[nj. Here, as in the case of gittaua in v. 6,
the MS. has a singular form, parea. The editor
amends only in this first case. 8. RoncLllo, i.e.,
the horse. In the Spagna, XXXVI, 20 (cf. post,
p. 13) and in the Morgante he passes into Oliver's
possession and fights against the Saracens like any
warrior: cf. p. 78, stz. 70.

8. 2. Ella = e la. 3. monicho = monaco. 4.
Fatti, etc., i.e., come nearer under cover: culminate
is a form based on culmine. 5. dipartio=dipart,
'went thence.' 7. Perhaps da may be supplied
before mangiare for both grammatical and metrical
reasons.

9. 2. fusse, apparently for si fu. 8. Per6 =
perocche.



1. 29] Orlando 531

10. 2. gli dar6 la benuenuta=grZid. il benvenuto
'I will give him a [warm] welcome.' 3. rispuoseno
= risposcro : facid, corrected by the editor to fa do.,
chetti = che ti: enclisis was very common in early
Italian and the scribes generally doubled the initial
consonant of the enclitic addea to an oxytone; cf.
ella = e la and other cases here/ 4. arguta = acuta.
7. rinbomba = rimbomba, here transitive, 'deals
thundering blows' (colpf).

11. 3-4. si mettea ... in abandono: cf. mettere
in abbandono = lastiar al caso. 6. che . . . ragiono,
' which I mention to you.'

12. 5. Macchone e Treuigante. In mediaeval
literature the Saracens often figured as idolaters,
worshiping Macchone (Mahomet, Mahound), Treui-
gante, Appollino, etc. 7. istarai = starai, resterai.
8. nono = non ho.

13. 2. so = so = son = sono : raghagcino = ragaz-
zino, 'servant.' 5. conb&ttaie=combattere: -are
= 3d declension -ere is found in certain dialects.
7-8. With the present punctuation the meaning is:
If you are very strong, you will have need of it
(your strength) , in order that upon this occasion I
may not inflict death upon you (i.e., to keep me
from inflicting, etc.). 8. settu=sew.

14. 2. sett' fe im piacere = se te e in piacere, ' if
such is your pleasure. 5. fi di Melone: fi, a short-
ened form of figlioij cf. the Spanish hi in hidalgo
(=hijo de algo). Melone = M ilone (Old French
Mttori) , the father of Roland.

15. 1. ue=vi. 4. Si fu tradito, 'was thus
caught by treachery.' 7. a sexta=a sesta, 'well



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