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Luigi Carnovale.

Why Italy entered into the great war, by Luigi Carnovale online

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sciatore italiano a Vienna la seguente nota al ministro
degli affari esteri d'Austria-Ungheria:

L'alleanza tra 1' Italia e rAustria-Ungheria s'affermo, fin dalle
sue origini, come un elemento e una garanzia di pace, e miro
prima di tutto alio scopo principale della difesa comune.

In presenza degli ulteriori avvenimenti e della nuova situa-
zione che ne risulto, i Governi dei due paesi dovettero proporsi
un altro scopo non meno essenziale, e nel corso dei rinnovamenti
successivi del trattato, essi s'adoperarono a salvaguardare la con-
tinuazione della loro alleanza, stipulando il principio degli accordi
preliminari relativamente ai Balcani, alio scopo di conciliate
gl'interessi e le tendenze divergenti delle due Potenze.

£ pill che evidente che tali stipulazioni, osservate lealmente,
sarebbero hastate a fornire una base solida per un'azione comune
e feconda. Al contrario, TAustria-Ungheria, durante Testate del
1914, senza prendere nessun accordo con I'ltalia, senza fade per-
venire neppure il minimo avviso e non tenendo alcun conto dei
consigli di moderazione che le furono dati dal Governo Reale,
notified alia Serbia Vultimatum del 23 luglio 1914 che fu la causa
e il punto di partenza della presente conflagrazione europea.

L'Austria-Ungheria, negligendo le obbligazioni derivanti dal
trattato d'alleanza, turbo profondamente lo statu quo balcanico
e creo una situazione dalla quale essa sola era chiamata a profit-
tarne, a detrimento degl'interessi di grandissima importanza che
la sua alleata aveva tante volte affermati e proclamati.

Una violazione cosi flagrante della lettera e dello spirito del
trattato, non solamente giustifico il rifiuto dell'Italia di schierarsi a
fianco degli alleati in una guerra provocata senza il suo consenso,
ma tolse nel medesimo tempo all'alleanza il suo contenuto essen-
ziale e la sua ragione d'essere.

La condizione stessa della neutralita benevola prevista dal



560 PARTE TERZA

trattato si trovo compromessa per siffatta violazione. La ragione
e il sentimento, infatti, si trovano concordi nello escludere che la
neutralita benevola possa essere mantenuta quando uno degli
alleati prende le armi per la realizzazione d'un programma dia-
metralmente opposto agl'interessi vitali dell'altro alleato, interessi,
la cui salvaguardia costituisce la ragione principale dell'alleanza
stessa.

Cio non pertanto I'ltalia si sforzo per parecchi mesi di creare
una situazione favorevole al ristabilimento tra i due Stati di
quei rapporti amichevoli che costituiscono il fondamento essen-
ziale di ogni cooperazione nel dominio della politica generale.

Con questo scopo e con questa speranza il Governo Reale
si dichiaro disposto a prestarsi ad un accomodamento che avesse
per base la soddisfazione in una misura equa delle legittime aspira-
zioni nazionali dell'Italia e che fosse servito nello stesso tempo a
ridurre la disparita esistente nella situazione reciproca dei due
Stati nell'Adriatico.

Senonche questi negoziati non dettero alcun risultato ap-
prezzabile. Tutti gli sforzi del Governo Reale furono frustrati
dalla resistenza del Governo Imperiale e Reale, il quale dopo
parecchi mesi soltanto si decise a riconoscere gl'interessi speciali
dell'Italia su Vallona e a promettere un'insufficiente concessione
di territori nel Trentino, concessione che non garantiva in verun
modo ne dal punto di vista politico, ne dal punto di vista militate
I'andamento normale della situazione. Inoltre la detta concessione
non doveva avere la sua esecuzione che ad un'epoca indeterminata,
vale a dire alia fine della guerra.

In tale state di cose il Governo italiano deve rinunziare alia
speranza di pervenire ad un accordo, e si vede costretto a ritirare
tutte le sue proposte d'accomodamento.

£ inutile mantenere all'alleanza un'apparenza formale, la
quale non sarebbe destinata che a dissimulare la realta d'una
sfiducia continua e di contrasti quotidiani.

£ per questo che I'ltalia, fiduciosa nel suo buon diritto, afferma
e proclama ch'essa riprende fin da ora la sua piena liberta d'azione,
come fin da ora e per sempre dichiara nuUo e privo d'effetti il
trattato d'alleanza con I'Austria-Ungheria.

SONNINO.



IL GOVERNO AL PARLAMENTO 561



XI

Antonio Salandra presidente del Consiglio dei ministri
d'ltalia, nella storica seduta del Parlamento nazionale a
Roma (20 maggio 1915), espone le ragioni per le quali
il governo italiano e costretto a dichiarare guerra al-
1' Austria.

II 20 maggio 191 5, nella storica seduta del Parlamento
nazionale italiano a Roma, Antonio Salandra, primo
ministro del Regno d'ltalia, presentando un disegno di
leggi "per il conferimento al Governo del Re di poteri
straordinari in caso di guerra", pronunciava il seguente
discorso:

Onorevoli CoUeghi!

Sin da quando risorse ad unita di Stato, I'ltalia si afFermo, nel
mondo delle nazioni, quale fattore di moderazione, di concordia
e di pace; e fieramente essa puo proclamare d'avere adempiuto
a tale missione con una fermezza che non s'e piegata neppure
dinanzi ai piu penosi sacrifici.

NeU'ultimo periodo piii che trentenne, essa ha mantenuto un
sistema di alleanze e di amicizie, dominata precipuamente dall'in-
tento di meglio assicurare per tal modo Tequilibrio europeo e,
con esso, la pace.

Per la nobilta di quel fine, I'ltalia non soltanto ha tollerato
I'insicuiezza delle sue frontiere, non soltanto ha subordinato ad
esso le sue piu sacre aspirazioni nazionali, ma ha dovuto assistere,
con represso dolore, ai tentativi metodicamente condotti di
sopprimere quei caratteri d'italianita che la natura e la storia
avevano impresso, indelebili, su generose regioni.

IJ ultimatum che nel luglio 1914 I'lmpero austro-ungarico
dirigeva alia Serbia, annullava d'un colpo gli efFetti del lungo
sforzo durato, violando il patto che a quello Stato ci legava. Lo
violava per il modo, avendo omesso, non che il preventive accordo
con noi, persino un semplice avvertimento; lo violava per la sostan-
za, mirando a turbare, in danno nostro, il delicato sistema di
possessi territoriali e di sfere di influenza che s'era costituito
nella penisola balcanica.

Ma piu ancora che questo o quel punto particolare, era tutto
lo spirito animatore del trattato che veniva offeso, anzi soppresso;



562 PARTE TERZA

giacche, scatenando pel mondo la piu terribile guerra in contrasto
coi nostri sentimenti e coi nostri interessi, si distruggeva I'equili-
brio che I'alleanza doveva servire ad assicurare; e, virtualmente,
ma irresistibilmente, risorgeva il problema della integrazione na-
zionale d'ltalia.

Pur nondimeno per lunghi mesi il Governo del Re d'ltalia
s'e pazientemente adoperato nel cercare un componimento il quale
restituisse all'accordo la ragion d'essere che aveva perduta; quelle
trattative, pero, dovevano avere limiti non solo di tempo ma di
dignita, al di la dei quali si sarebbero compromessi, insieme,
gl'interessi e il decoro del nostro paese.

Per la tutela, dunque, di tali supreme ragioni, il Governo
del Re d'ltalia si vide costretto a notificare al Governo Imperiale
e Reale d'Austria-Ungheria, il giorno 4 di questo mese di maggio
191 5, il ritiro d'ogni sua proposta d'accordo, la denunzia del
trattato d'alleanza e la dichiarazione della propria liberta d'azione.
Ne, d'altra parte, era piii possibile lasciare I'ltalia in un isolamento
senza sicurta e senza prestigio, proprio nel momento in cui la
storia del mondo sta attraversando una fase decisiva.

Ora, nel nome della Patria e per la devozione ad essa, noi
fervidamente rivolgiamo il piu commosso appello al Parlamento e
al Paese: che tutti i dissensi si compongano e che su di essi, da
tutte le parti, sinceramente discenda I'oblio.

I contrasti di partiti e di classi, le opinioni individual!, in tempi
ordinari rispettabili sempre, le ragioni stesse, insomma, che dan
vita al quotidiano fecondo contrasto di tendenze e di principi,
debbono oggi sparire di fronte a una necessita che supera ogni
altra necessita, a un'idealita che infiamma piii d'ogni altra idealita:
la fortuna e la grandezza d'ltalia.

Ogni altra cosa dobbiamo da oggi dimenticare, e ricordar
questa sola: di essere tutti Italiani, di amar tutti I'ltalia con la
medesima fede e con il medesimo fervore. Le forze di tutti s'in-
tegrino in una forza sola; i cuori di tutti si rinsaldino in un sol
cuore; una sola unanime volonta guidi verso la meta invocata;
e forza e cuore e volonta trovino la loro espressione — una, viva
ed eroica — nell'esercito e nell'armata d'ltalia e nel Capo Augusto
che li conduce verso i destini della nuova storia.



L'ENTRATA DELL'ITALIA 563



XII

La dichiarazione di guerra del govemo d'ltalia
airimpero austro-ungarico (23 maggio 1915).

II 23 maggio 191 5 il governo di Vittorio Emanuele III
re d'ltalia, incitato, anzi costretto dalla grande maggioranza
della nazione (quasi i nove decimi), presentava, per mezzo
del duca d'Avarna ambasciatore italiano a Vienna, la se-
guente dichiarazione di guerra al ministro degli afFari esteri
d'Austria-Ungheria :

Vienna, 23 maggio 1915.

Secondo le istruzioni ricevute da Sua Maesta il Re, mio
augusto Sovrano, io qui sottoscritto ho ronore di partecipare a Sua
Eccellenza il Ministro degli Esteri d'Austria-Ungheria la seguente
dichiarazione:

Gid il 4 del mese di maggio 191 5 vennero comunicati al Governo
Imperiale e Reale i motivi per i quali V Italia, fiduciosa nel suo buon
diritto, ha considerato decaduto il trattato d'alleanza con VAustria-
Ungheria violato dal Governo Imperiale e Reale, lo ha dichiarato
per I'avvenire nullo e senz'effetto, ed ha ripreso la sua lihertd d'azione.

II Governo del Re, fermamente deciso di assicurare con tutti
i mezzi a sua disposizione la difesa dei diritti e degli interessi ita-
liani, non trascurerd il suo dovere di prendere contro qualunque
minaccia presente e futura quelle misure che vengano imposte dagli
avvenimenti per realizzare le aspirazioni nazionali.

Sua Maesta il Re dichiara che I'ltalia si considera in istato di
guerra con V Austria-Ufigheria da doniani {24 maggio 1915)-

Io qui sottoscritto ho I'onore di comunicare nello stesso tempo
a Sua Eccellenza il Ministro degli Esteri austro-ungarico che i
passaporti vengono oggi consegnati airambasciatore imperiale e
reale a Roma.

Saro grato se vorra provvedere a farmi consegnare i miei.

Il Duca d'Avarna.



564 PARTE TERZA



XIII



L'imperatore Francesco Giuseppe, in un proclama
diretto ai suoi popoli il 24 maggio 1915, accusa di tradi-
mento Vittorio Emanuele III re d'ltalia.

II giorno dopo — 24 maggio 191 5 — l'imperatore austro-
ungarico Francesco Giuseppe pubblicava il seguente pro-
clama:

Ai miei popoli.

II Re d'ltalia ci ha dichiarato la guerra. Un tradimento
quale la storia non conosce fu compiuto dal Re d'ltalia contro i
suoi due alleati. Dopo un'alleanza d'oltre trent'anni, durante la
quale I'ltalia pote ampliare il suo territorio e spiegare un'impensata
fortuna di sviluppo, I'ltalia ci abbandona e passa a bandiera spie-
gata nel campo nemico.

Noi non minacciammo I'ltalia, non diminuimmo il suo prestigio,
non intaccammo ne i suoi beni ne i suoi interessi; osservammo
sempre i nostri doveri d'alleata e le accordammo la nostra difesa
quando ando in guerra. Facemmo di piu: quando I'ltalia rivolse
i suoi cupidi sguardi sopra i nostri confini, ci decidemmo, per
mantenere la pace e I'alleanza, a grandi e dolorosi sacrifici che
riuscivano particolarmente penosi al nostro cuore paterno. Ma
I'avidita italiana, che credeve di dovere sfruttare il momento, fu
insaziabile. Si compia dunque il destino.

Le mie armate, in fedele fratellanza d'armi con quelle del mio
altissimo alleato, hanno sostenuto vittoriosamente una gigantesca
lotta di dieci mesi col potente nemico dell'Est.

II nuovo perfido nemico del Sud non e un ayversario nuovo.
I grandi ricordi di Novara, Mortara, Custoza, Lissa, che formano
I'orgoglio della mia gioventu; lo spirito di Radetzky, dell'arciduca
Alberto e di TegetthofF ^ che vive nel mio esercito e nella mia
armata, mi garantiscono che sapremo difendere con successo
anche a sud i confini della Monarchia.

Saluto le mie truppe provate alia vittoria e i loro capi, con
fiducia che il mio popolo, al cui mirabile spirito di sacrificio devo
la mia profonda gratitudine, preghi I'Altissimo perche benedica
la nostra bandiera e prenda sotto la sua protezione la nostra
giusta causa.

Francesco Giuseppe.
' L'ammiraglio austriaco che a Lissa (20 luglio 1866) vinse !a flotta italiana.



LE ACCUSE GERMANICHE 565



XIV

II " violento e menzognero " discorso pronunziato dal
cancelliere germanico Bethmann-HoUweg contro
I'ltalia al Reichstag di Berlino il 28 maggio 1915.

II cancelliere germanico Bethmann-Hollweg, nella seduta
del 28 maggio 191 5 al Reichstag di Berlino, pronunzio il
seguente discorso:

Quando otto giorni or sono presi la parola, esisteva ancora la
speranza che sarebbe stato possibile evitare la guerra dell'Italia.
La speranza rimase delusa; ci si rifiutava di credere in Germania al-
ia sola possibilita di un tale cambiamento di rotta. Oggi il Governo
Italiano ha scritto per sempre nel libro della storia dei popoli a
lettere di sangue il suo atto sleale.

Fu, credo, Machiavelli il quale disse un giorno che una
guerra necessarin e anche una guerra giusta; ora questa guerra
dell'Italia, considerata dal punto di vista puramente realista,
facendo astrazione da ogni preoccupazione morale, eessanecessaria?
Non e essa, piuttosto, insensata?

Nessuno, ne in Austria ne in Germania, minacciava I'ltalia.
La storia dira piu tardi se questa si e lasciata sedurre dalle belle
promesse dell'Intesa. L'ltalia poteva ottenere una serie di con-
cessioni, delle quali ho dato recentemente notizia: i territori del
Tirolo e dell'Isonzo ove si parla italiano, I'accoglimento delle
rivendicazioni italiane a Trieste, mani libere in Albania, il porto
di grande valore di Vallona.

Perche I'ltalia non accetto tali ofFerte? Pretende essa di
conquistare il Tirolo? Allora abbasso le mani! Desidera essa di
urtarsi con la Germania, la quale tanto fece per elevarla al grado
di grande Potenza e dalla quale non e separata da alcuna di-
scordanza d'interessi? Non ho lasciato sussistere al Reichstag
nessun dubbio a tale riguardo: un attacco italiano contro le
truppe austro-ungariche si sarebbe urtato egualmente contro
le truppe tedesche.

Perche I'ltalia respinse le proposte austriache? II manifesto
italiano pubblicato in occasione della dichiarazione di guerra,
in cui la cattiva coscienza viene dissimulata sotto frasi vuote, non
da alcuna spiegazione. Si e forse imbarazzati a dichiarare aperta-
mente cio che si diceva nelle conversazioni dei circoli parlamen-



566 PARTE TERZA

tari, e cioe che le ofFerte austriache furono fatte troppo tardi e
non si doveva fidarsene? Che vuol dire cio in realta? Gli uomini
di Stato italiani non avevano alcun diritto di accordare la loro
fiducia alia lealta della nostra Nazione, soltanto nella misura della
loro fedelta ai trattati. La Germania dette la sua parola che le
concessioni austriache sarebbero state realizzate, percio non era il
caso di diffidare. Perche troppo tardi? II 4 maggio 191 5 il
Trentino non aveva cessato di essere cio che era per I'innanzi,
e al Trentino venne ad aggiungersi tutta una serie di concessioni
alle quali non si era pensato nell'inverno. Se era troppo tardi,
non era piuttosto perche gli uomini di Stato romani non avevano
avuto timore, molto tempo prima, mentre la Triplice Alleanza
esisteva ancora — alleanza di cui il re e il governo d'ltalia avevano
formalmente riconosciuto I'esistenza anche dopo lo scoppio della
guerra — di compromettersi cosi gravemente con le Potenze della
Triplice Intesa da non potersi piii liberare dalla stretta? Gia fin
dal dicembre 1914 si poterono constatare gl'indizi del cambia-
mento del Gabinetto romano, perche e sempre utile avere il ferro
nel fuoco. Del resto I'ltalia non ha mai cessato, anche tempo
addietro, di dimostrare la sua predilezione per i giri di valzer;
ma non c'e ora una sala da ballo, c'e un sanguinoso campo di batta-
glia in cui la Germania e I'Austria-Ungheria lottano per la vita
contro un mondo di nemici. Gli uomini di Stato italiani gioca-
rono contro il loro popolo lo stesso gioco che contro di noi.

Indubbiamente il paese di lingua italiana situato alia frontiera
del nord era oggetto dei sogni e dei desideri di ogni italiano; ma il
popolo, nella sua grande maggioranza, e la maggioranza parla-
mentare von volevano saperne afFatto della guerra. Durante i
primi giorni di maggio del 191 5, secondo le osservazioni del migliore
conoscitore delle cose italiane, il Senato (4 maggio 191 5) e la
Camera dei deputati (12 maggio 1915), compresi gli uomini di
Stato i pill seri, erano ancora contro la guerra.

Abbiamo fatto di tutto per impedire che ITtalia si distaccasse
dall'alleanza. Per questo fine ci e toccato il compito ingrato di
suggerire alia nostra fedele alleata, con gli eserciti della quale le
nostre truppe condividono giornalmente morte e vittoria, di com-
prare la fedelta della terza alleata, cedendole territori acquisiti
da molto tempo. £ noto che I'Austria ando fine all'estremo limite
delle concessioni.

E il principe di Bulow, nuovamente al servizio attivo dellTm-
pero, mise in opera con instancabile energia tutta la sua abilita
diplomatica e la sua conoscenza cosi precisa degli uomini e delle



LA DIFESA DELL'ITALIA 567

cose in Italia per determinare I'accordo. Se anche il suo lavoro
riusci vano, il popolo intero gliene e riconoscente lo stesso.



XV

Antonio Salandra presidente dei ministri d'ltalia, in
un solenne discorso documentato, pronunziato nel
Campidoglio a Roma il 2 giugno 1915, difende I'ltalia dalle
accuse dell'imperatore austro-ungarico e del cancelliere
germanico.*

II 2 giugno 191 5 il primo ministro d'ltalia, Antonio
Salandra, pronunzio nel Campidoglio a Roma, nella gran-
diosa sala degli Orazi, il seguente memorabile discorso:

Occorre che della giustizia della nostra causa, della santita
della nostra guerra gl'Italiani d'ogni ceto abbiano non solo, come
meravigliosamente mostrano d'avere, la sensazione spontanea,
istintiva, profonda, ma anche la persuasione ragionata. Occorre
ne sia persuaso il mondo civile.

Airitalia e al mondo civile io mi rivolgo, per mostrare non con
parole veementi, ma con fatti precisi e documentati, come la
rabbia nemica abbia invano tentato di sminuire I'alta dignita
morale e politica della causa che le nostre armi faranno prevalere.

Parlero con la serena compostezza della quale ha dato no-
bilissimo esempio il Re d'ltalia chiamando alle armi i suoi soldati
di terra e di mare.^ Parlero come debbo, osservando il rispetto
dovuto al mio grado e al luogo onde parlo. Potro non curare le
ingiurie scritte nei proclami imperiali, reali e arciducali. Poiche

^ Questo discorso fu pubblicato neH'ottobre 1915 dai giornali nord-americani,
ma mutilate e travisato in piu parti, specialmente nella parte documentata.

^ Vittorio Emanuele III re d'ltalia, assumendo il comando supremo delle
forze di terra e di mare, emano il seguente ordine del giorno:

"Soldati di terra e di mare!

"L'ora solenne delle rivendicazioni nazionali e suonata.

"Seguendo I'esempio del mio Grande Avo, assumo oggi il comando supremo
delle forze di terra e di mare, con sicura fede nella vittoria che il vostro valore, la
vostra abnegazione, la vostra disciplina sapranno conseguire.

"II nemico che vi accingete a combattere e agguerrito e degno di voi. Favorito
dal terreno e dai sapienti apprestamenti dell'arte, egli vi opporra tenace resistenza,
ma il vostro imdomito slancio sapra, di certo, superarla.

"Soldati, a voi la gloria di piantare il tricolore d'ltalia sui terreni sacri che
natura pose ai confini della Patria nostra, a voi la gloria di compiere, finalmente,
I'opera con tanto eroismo iniziata dai nostri padri.

"Gran Quartiere Generale, 26 maggio 1915.

"ViTTORio Emanuele."



568 PARTE TERZA

parlo dal Campidoglio e rappresento in quest'ora solenne il Popolo
e il Governo d'ltalia, io, modesto borghese, mi sento di gran lunga
piij nobile del capo degli Asburgo-Lorena.

I mediocri uomini di Stato, i quali con temeraria leggerezza,
errando in tutte le loro previsioni, appiccarono nel luglio del 1914
il fuoco all'Europa intera e alle stesse loro case, accorgendosi ora
del nuovo colossale errore, nei Parlamenti di Budapest e di Berlino
si sono sfogati con brutali parole contro I'ltalia e contro il suo
Governo, col fine evidente di farsi perdonare dai loro concittadini,
ubriacandoli con truci visioni di odio e di sangue. II Cancelliere
deirimpero germanico disse essere egli compreso, se non di odio,
di collera. E dovette dire il vero; poiche egli ragiono male, come
si ragiona negli accessi di furore. Io non saprei, se anche volessi,
imitare il loro linguaggio. II ritorno atavistico alia barbaric
primitiva e piu difficile a noi che ne siamo di venti secoli piu
lontani.

Ma non badiamo alle parole; atteniamoci alle ragioni ed ai
fatti.

La tesi fondamentale degli uomini di Stato deglTmperi Cen-
trali si racchiude nelle due parole tradimento e sorpresa rivolte
airitalia, tradimento e sorpresa verso i suoi fedeli alleati. Sa-
rebbe facile domandare se abbia il diritto di parlare di alleanza e di
rispetto ai trattati chi, rappresentando con tanta minor genialita
di mente ma con uguale indifferenza morale la tradizione di Fe-
derico il Grande e di Ottone di Bismarck, ha proclamato che
necessitd non ha legge, ed ha acconsentito che il suo paese calpestas-
se, bruciasse, seppellisse in fondo all'Oceano tutti i documenti e
tutte le civili consuetudini del diritto pubblico internazionale.

Ma sarebbe troppo facile e soltanto pregiudiziale argomento.
Esaminiamo invece positivamente se gli alleati abbiano il diritto
di dirsi traditi e sorpresi da noi.

Note da gran tempo erano le nostre aspirazioni, e noto era il
nostro giudizio sopra I'atto di follia criminale pel quale essi —
gli alleati — scompigliarono il mondo e tolsero all'alleanza stessa
la sua intima ragione d'essere.

II Libro Verde preparato da Sidney Sonnino, che piu d'ogni
altro fascicolo di documenti diplomatici e penetrato nella coscienza
del popolo italiano, dimostra le lunghissime penose trattative
trascinatesi dal dicembre 1914 al maggio 191 5. Ma non e vero,
come artificiosamente si tenta far credere, che il Ministero, rico-
stituitosi nel novembre 1914, mutasse I'indirizzo della nostra
politica internazionale.



LA DIFESA DELL'ITALIA 569

II Governo italiano, la cui linea di condotta nonha mai mutato,
giudico severamente, al momento stesso che ne ebbe conoscenza,
I'aggressione dell'Austria alia Serbia, e ne previde le conseguenze
non prevedute da coloro che con tanta incoscienza avevano pre-
meditate il colpo.

Eccone la prova.

Leggero, perche si tratta di documenti .

II 25 luglio 1914 (due giorni dopo che I'Austria aveva consegnato
la famosa notz-ultimatum alia Serbia) il marchese di San Giuliano,
ministro degli esteri del Regno d'Italia,telegrafava al duca d'Avar-
na ambasciatore italiano a Vienna come segue:

Oggi abbiamo avuto una lunga conversazione a ire — il Pre-
sidente del Consiglio dei ministri, il signor Flotow {ambasciatore
gernianico in Roma) ed io — che riassumo per informazione personale
di Vostra Eccellenza e per eventuale norma di linguaggio.

Abbiamo — Salandra ed io — fatto notare anzitictto air am-
basciatore che r Austria non avrebbe avuto il diritto, secondo Io
spirito del trattato della Triplice Alleanza, di fare un passo come
quello che ha fatto a Belgrado, senza previo accordo coi suoi alleati.

V Austria infatti, pel modo come la Nota alia Serbia e concepiia
e per le cose che domanda, le quali, mentre sono poco efficaci contro
il pericolo panserbo, sono profondamente offensive per la Serbia
e indirettamente per la Russia, ha chiaramente dimostrato che vuole
provocare una guerra. Abbiamo percio detto al signor Flotow che,
per tal modo di procedere deW Austria e per il carattere difensivo
e conservatore del trattato della Triplice Alleanza, I'ltalia non ha
obbligo di venire in aiuto deW Austria in caso che, per effetto di
questo suo passo, essa si trovi poi in guerra con la Russia, poiche
qualsiasi guerra europea e in questo caso conseguenza di un atto di
provocazione e di aggressione dell' Austria.

Poco dopo, il 27 o 28 luglio 1914, noi ponemmo a chiare note
a Berlino e a Vienna la questione della cessione delle province italia-
ne dell'Austria; e dichiarammo che se non si ottenessero adeguati
compensi (leggo le testuali parole), la Triplice Alleanza sarebbe
stata irreparabilmente spezzata.



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